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Ansia sociale. Cosa bisogna sapere.

Ansia sociale. Cosa bisogna sapere.Ansia sociale. Che cos’è?

L’ansia sociale può essere definita come l’eccessivo imbarazzo che si verifica quando una persona è coinvolta in situazioni pubbliche, come ad esempio parlare in pubblico, andare ad una cerimonia dove non si conosce nessuno, sostenere una prova sapendo di essere osservati da un pubblico.

Cause e sintomi.

Più che di ansia sociale è corretto parlare di fobia sociale. In linea con il modello psicodinamico le fobie sono descritte come una forma di psiconevrosi nella quale l’ansia libera si trasforma, attraverso alcuni meccanismi difensivi come la rimozione, lo spostamento, la proiezione, in un sintomo specifico (in questo caso fobico) che simbolizza il conflitto sottostante. Il fatto che l’ansia libera si trasformi, attraverso questi meccanismi difensivi, nel sintomo fobico permette un vantaggio (vantaggio primario della fobia): un livello d’ansia inferiore rispetto alla consapevolezza del conflitto. Se l’ansia restasse ansia libera, potrebbe provocare un attacco di panico; dall’ansia in sé (anche se contenuta) una persona può provare a scappare ma non riesce a nasconderla, mentre le persone che soffrono di fobie possono fuggire dall’ansia evitando l’oggetto o la situazione temuta. La nevrosi (psiconevrosi) origina da un conflitto psichico tra desiderio e difesa. I sintomi esprimono tale conflitto in forma simbolica, così anche il sintomo fobico. Per esempio, una componente aggressiva nei confronti di un genitore autoritario che limita, o squalifica la possibilità di esprimersi, può essere rimossa e convivere con il desiderio di essere apprezzato e stimato da tale genitore, cosicché non ci si rapporterà a tale genitore con comportamenti che possono essere ricondotti anche ad un’aggressività di livelli accettabili (in quest’ultimo caso l’aggressività è intesa, non come distruttiva e violenta, ma come tendenza ad esprimere con determinazione e assertività il proprio pensiero e i propri bisogni). Tale componente aggressiva rimossa potrebbe essere spostata, inconsciamente, in una situazione pubblica, sociale, ad esempio quando si deve parlare in pubblico: la persona potrebbe proiettare la componente aggressiva, rimossa, nel pubblico che verrà percepito come tendente alla critica di qualunque cosa la persona parlerà e della persona stessa. Magari il pubblico è anche lontano dal fare qualsiasi critica, ma la persona che soffre di ansia sociale, o fobia sociale, è così che lo percepisce e potrebbe arrivare all’evitamento delle situazioni in cui deve parlare in pubblico. Tale persona potrebbe non avere idea di cosa gli provoca ansia nel parlare in pubblico, riesce solo a collegare l’ansia alla paura cosciente e accettabile (il pubblico “autoritario” pretende un’ottima esposizione e se ciò non avverrà sarò criticato) che maschera una preoccupazione più profonda e meno accettabile.

Questo è solo un esempio a fini didattici e divulgativi, ed è importante sottolineare che le forme ansiose e fobiche sono multideterminate da più fattori e non solo da uno, come potrebbe far pensare l’esempio scritto sopra.

Rischi.

L’evitamento delle situazioni temute è un rischio per la crescita della persona che, evitando ciò che teme, limiterebbe se stessa e la propria crescita, nei casi più gravi fino a condurre una vita isolata e ritirata che lo porterebbe a soffrire di altri e nuovi sintomi, anche diversi da quello ansioso-fobico.

Negli adolescenti l’ansia sociale può comportare una riduzione del funzionamento scolastico e delle relazioni con i compagni.

Diagnosi.

Il compito dello psicologo-psicoterapeuta è comprendere le origini inconsce di tale ansia e differenziarla da altre forme di ansia, rintracciarne le origini evolutive e soprattutto inquadrarla all’interno della specifica personalità del paziente e del contesto interpersonale che questo vive e si rappresenta.

Frequentemente l’età di esordio della fobia sociale è nell’adolescenza, o anche più precoce; spesso l’ansia sociale può associarsi a sintomi depressivi e/o all’utilizzo incongruo di sostanze, secondario allo sforzo di gestire le situazioni pubbliche che stimolano le reazioni ansiose.

Cure e trattamenti.

Una psicoterapia psicodinamica permette di comprendere le origini inconsce dell’ansia nel quadro della specifica personalità del paziente. Una valutazione diagnostica e una terapia adeguate delle fobie devono prendere in considerazione come la fobia sociale si inserisce nella rete di relazioni del paziente.

Il lavoro clinico con i pazienti socialmente fobici rivela che, questi pazienti, hanno interiorizzato rappresentazioni di genitori, fratelli o di altre persone che si sono prese cura di loro, che inducono imbarazzo o vergogna, ridicolizzano, criticano, mortificano o abbandonano. Come mostra l’esempio precedentemente riportato, queste persone possono percepire gli altri come minacciosi (ci può essere anche una predisposizione genetica che contribuisce a ciò), ma esperienze positive possono in parte mitigare questi effetti e un lavoro psicoterapeutico può facilitare e sostenere tali esperienze positive.

Spesso, l’imbarazzo e la vergogna sono gli stati affettivi predominanti in queste persone e il terapeuta che si sintonizza con questi affetti può avere la possibilità di formare una buona alleanza terapeutica. Esplorare con il paziente le fantasie (pensieri non per forza razionali) sulle modalità con cui il terapeuta e altre persone potrebbero reagire a ciò che il paziente ritiene di sé, o di ciò che fa, motivo di vergogna potrebbe aiutarlo a rendersi conto che le sue percezioni su come gli altri si pongono nei suoi confronti potrebbero essere diverse da ciò che gli altri di fatto provano per lui.

Pagine correlate.

Ansia, attacchi di panico e fobie (in “ambiti di intervento”).

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