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Stress e disturbi post-traumatici

Lo stress è la risposta psicofisica ad una quantità di compiti emotivi, cognitivi o sociali percepiti dalla persona come eccessivi. Impegnarsi di fronte a compiti di diversa natura è funzionale all’attivazione di risorse personali per il superamento di un problema. Ma a volte l’impegno psicofisico supera il limite delle nostre capacità e tale reazione dell’organismo si può esprimere attraverso sintomi fisici o psichici.

Il significato della parola “stress” non è univoco. In termini molto generali lo si può definire come uno stato di tensione dell’organismo in cui vengono attivate difese per far fronte ad una situazione di minaccia. Non avendo un significato univoco, la parola stress, viene usata come sinonimo di stimolo ambientale nocivo come anche indica la risposta dell’organismo a sollecitazione diverse.  Lo stress è definito acuto quando la situazione è intensa e transitoria, oppure cronico quando essa si protrae nel tempo (Trombini, Baldoni, 2001). In estrema sintesi, lo stress è la risposta umana agli stimoli e produce cambiamenti emotivi e fisiologici. L’effetto di questo processo è uno stato di attivazione dell’organismo.

Quando lo stress diventa eccessivo per la persona questa potrebbe soffrire di un disturbo di adattamento. Il disturbo di adattamento (DA), il disturbo da stress post traumatico (DSPT) e il disturbo da stress acuto (DSA) si riferiscono a condizioni cliniche in riferimento a eventi/situazioni negativi/e, stressanti, traumatici/traumatiche.

Il disturbo di adattamento è un disturbo nella maggior parte dei casi transitorio che compare in seguito ad uno o più eventi o situazioni di stress psicosociali oggettivamente identificabili. Le reazioni a tali eventi o situazioni di stress sono considerate disturbi di adattamento se si verificano nei tre mesi successivi alla comparsa dell’evento stressante e durano non più di sei mesi. Possono rappresentare una risposta a situazioni difficili da affrontare, quali una malattia o cambiamenti nella situazione familiare, a momenti critici e fondamentali di passaggio nel corso dello sviluppo, quali la pubertà, il partire per andare a fare l”Università in un’altra città, il matrimonio, il pensionamento. I DA sono definiti dalla presenza di stati d’ansia, umore depresso, disturbi della condotta, sintomi fisici, ritiro, disfunzionalità lavorativa e scolastica, oppure da un insieme di questi pattern sintomatologici (PDM-2, 2017).

Le situazioni che inducono disturbo post-traumatico da stress e il  disturbo acuto da stress sono in genere eventi che hanno comportato un trauma: gravi lesioni o la minaccia alla propria o all’altrui integrità fisica, incidenti di notevole entità, aggressioni, catastrofi naturali, la guerra, la diagnosi di malattie gravi. A volte il trauma può colpire altre persone ed il soggetto che si ammala essere semplicemente lo spettatore dell’accaduto. E’ importante sottolineare che la portata dell’evento è sempre molto soggettiva, poiché alcuni individui sviluppano i sintomi anche a fronte di un avvenimento di per sé non particolarmente significativo.

Il Disturbo Acuto da Stress può essere visto come una categoria preliminare del Disturbo PostTraumatico da Stress (DPTS). I disturbi principali sono sintomi della serie ansiosa e sintomi di tipo dissociativo (la dissociazione è come se fosse un sistema di sicurezza nel momento in cui si è vittime di un’esperienza traumatica , un po’ come la valvola della pentola a pressione, che qualora l’esperienza soggettiva diventi intollerabile viene meno l’integrazione di alcuni processi cognitivi – ad es., la memoria, la percezione del dolore, l’emotività – in maniera da rendere l’esperienza meno dolorosa) che compaiono entro 1 mese dall’esposizione ad un evento stressante. La durata del DAS è tra 2 giorni e le 4 settimane. Se persiste oltre allora si parla DPTS.

Il disturbo post traumatico da stress presenta alcuni elementi caratteristici: esposizione ad uno o più eventi di carattere traumatico vissuti in prima persona o indirettamente; presenza di sintomi intrusivi riferiti all’evento (es. ricordi, sogni, flashback); tentativi di evitamento nei confronti di situazioni, persone, luoghi o altro che possa rievocare l’esperienza traumatica; alterazioni negative di pensieri ed emozioni (es. stato emotivo negativo persistente, perdita di interesse per attività significative, senso di distacco dagli altri); marcata reattività (es. irritabilità, ipervigilanza, esagerate risposte di soprassalto, difficoltà di concentrazione, difficoltà di sonno). Per essere definito tale, il disturbo post-traumatico da stress si deve manifestare a distanza di giorni, settimane o mesi dal trauma, e deve avere una durata minima di un mese.

Un punto importante che ho sottolineato precedentemente nel testo è che esistono eventi che sono essi stessi traumatici per tutte le persone, come le catastrofi naturali, ed eventi che sono avvertiti dal soggetto come traumatici in maniera soggettiva, come anche la reazione all’evento traumatico è soggettiva.  Nella valutazione della portata traumatica di un evento si considerano le caratteristiche dell’evento e la sintomatologia individuale.  L’esperienza soggettiva, in una consulenza psicologica, è analizzata relativamente alle modalità affettive, ai contenuti mentali, ai concomitanti stati somatici e ai pattern relazionali associati. L’esperienza soggettiva riguardo ai sintomi può essere compresa solo nel contesto delle due dimensioni relative alla struttura di personalità globale della persona e al suo funzionamento mentale.

Bibliografia:

Baldoni, F., Trombini, G. (2005), La psicosomatica.

Lingiardi, V., & Mc Williams, N. (2015). The Psychodinamic Diagnostic Manual – 2nd ed. (PDM-2). World Psychiatry, 14(2), 237-239.