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Consulenza, consultazione e counseling

La consultazione, di fronte a una generica domanda di aiuto (posta da un individuo, o da una coppia), o, di fronte a una specifica richiesta di psicoterapia, serve a individuare e definire il progetto di intervento attuabile con la persona in risposta ai bisogni che presenta.

La consulenza clinica è la prestazione professionale svolta da un clinico (Consulente) esperto in dinamiche psichiche normali e patologiche, individuali, di gruppo e organizzative, su domanda di un Consultante, generalmente una persona che porta una propria domanda di aiuto o un professionista in un’altra disciplina, che svolge la propria attività a favore di un individuo, un’organizzazione, una situazione o altro, di cui ha responsabilità diretta. Galimberti distingue tra: consulenza centrata sul cliente, centrata sul collega, centrata sull’organizzazione. Inoltre vede nel counseling una forma di consulenza, che consiste in un’azione di sostegno terapeutico nella decisione allo scopo di creare le condizioni per un’autonomia decisionale.  Il counseling è inteso come azione di sostegno terapeutico nel prendere decisioni, allo scopo di creare le condizioni per un’autonomia decisionale, affinché il soggetto acquisti consapevolezza dei propri interessi, dei propri gusti, delle proprie aspirazioni e delle proprie dinamiche interne che si traducono nel modo di esistere e di adattarsi al mondo (Disnan, Fava Vizziello, 1999).

Differenze possono rintracciarsi ancora tra consulto (valutazione collegiale da parte di specialisti diversi), counseling (relazione d’aiuto tra paziente/utente e specialista) e consultazione che può essere intesa come “seduta”, “prestazione”, “visita”.

I colloqui di consultazione sono differenti dal prototipo dei colloqui specializzati finalizzati alla presa in carico psicoterapeutica (già decisa e definita in termini di teoria della tecnica) e, più genericamente da qualunque colloquio che preceda un intervento predeterminato. Attraverso la consultazione di “restituire” al paziente una domanda ridefinita, prima ancora che un disagio decodificato.

Attraverso i colloqui di consultazione,  lo psicologo può rilevare aspettative, richieste, emozioni, difficoltà e capacità, oltre alle eventuali caratteristiche della persona che ha di fronte e del disagio, malessere di cui questa soffre. Lo psicologo procede quindi ad organizzare il materiale che si offre alla sua comprensione e a quella della persona che a lui si è rivolta, intorno ad alcuni parametri: la situazione di realtà e i problemi attuali della persona; i rimandi di questa situazione ad eventi significativi della storia personale che la persona gli narra; il suo funzionamento mentale ed emotivo; gli aspetti non consapevoli alla persona e il significato simbolico che rappresentano; le modalità relazionali messe in atto; lo svolgersi del materiale da un colloquio all’altro.

La rilettura dei contenuti raccolti, attraverso la restituzione che ne verrà proposta, assumerà gradualmente, per la persona che ha formulato la richiesta di aiuto psicologico, i contorni di una “mappa di orientamento” del proprio mondo interno ed esterno. Questo potrà tradursi in un aiuto immediato, circoscritto ad una riflessione sull’esperienza emotiva entro il contesto stesso della consultazione, oppure costituire il punto di partenza di un’eventuale proposta terapeutica, che potrà essere una psicoterapia psicodinamica o di un altro approccio a secondo delle caratteristiche del paziente (Luzzatto, 2000).

Riferimenti bibliografici:

Disnan G., Fava Vizziello G.M. (1999). “La consulenza clinica psicologica” ed. Masson, Milano.

Luzzatto, L. (2000). La consultazione e la presa in carico psicologica nell’Area Procreazione Cosciente della ASL RM B. Contenuto delle lezioni seminariali, Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, Seconda Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica.