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Dalla psicoterapia con l’adolescente alla psicoterapia con l’adulto.

Il complesso di Edipo e le vestigia ambientali e relazionali dei momenti di incontro.

Nell’articolo “il complesso di Edipo come organizzatore della vita psichica” sono stati presentati i concetti di pulsione, transfert, oggetto, il complesso di Edipo e la loro utilità in una psicoterapia.

Ricordo che, nella clinica, quando ci si occupa di adolescenti e adulti, è utile considerare il complesso di Edipo come un organizzatore della vita psichica, in quanto permette un’organizzazione e un terzo; nella situazione terapeutica, quando ad esempio il paziente è quel bambino divenuto adolescente o adulto, il terzo è lo psicoterapeuta “sul quale” e “con il quale”, “rivivere” e riorganizzare l’esperienza attraverso il transfert. Come scritto prima, il complesso di Edipo si organizza verso i cinque anni quando gli oggetti edipici sono ancora confusi come parti del soggetto (bambino), quindi ciò che viene trasferito, nella situazione psicoterapeutica e nella figura del terapeuta, sempre nel caso del bambino divenuto adolescente, sono atmosfere precoci che sono come una mistura di emozioni, sensazioni e percezioni. Tale trasferimento di atmosfere precoci, quando gli oggetti edipici sono ancora confusi, viene definito pre-edipico.

In una psicoterapia è molto importante sentire e trovare le “vestigia” ambientali e relazionali di queste atmosfere precoci di cui la presenza si rintraccia non tanto nelle parole del paziente ma in ciò che “succede” durante la psicoterapia, nella comunicazione non verbale, nella qualità e nella forma dell’interazione, nella possibilità di sintonizzarsi emotivamente con il paziente. La persona (il paziente) ha bisogno di poter saggiare queste atmosfere precoci, fatte di momenti relazionali precoci (moments of meeting – Stern) con uno psicoterapeuta che lo aiuti a rintracciarli e ad attingere da questi: una persona per poter “diventare” se stessa ha bisogno di una base che è saggiata, perché la base è fatta di questi momenti relazionali precoci.

Secondo la teoria classica, in psicoanalisi, la persona nevrotica di sesso maschile non può tollerare la fantasia, il simbolico, di uccidere il proprio padre quando è preso dei sentimenti aggressivi e/o da ciò che lo muove per lo svincolo. La stessa cosa avviene per la femmina nei confronti della madre. In generale, la persona nevrotica non può tollerare di uccidere, in senso simbolico, i propri genitori e identificarsi con il padre nel caso del maschio , con la madre nel caso della femmina. Non può tollerare la fantasia di poter “uccidere” genitori che non hanno permesso di realizzare i desideri edipici, i desideri edipici per Freud sono i desideri inconsci. Desideri che si provano per gli oggetti primari (persone che si sono prese cura del bambino), con i quali si è avuta l’inscrizione, non conscia, di quei primi toccanti momenti relazionali che hanno permesso di desiderare alcune esperienze a volte non rappresentabili ma inscritte in noi, nel nostro inconscio. Queste sono le vestigia ambientali e relazionali del nostro essere.

Secondo la teoria classica il transfert è il trasferimento inconsapevole di desideri inconsci sulla figura del terapeuta. Secondo la teoria delle relazioni oggettuali, altra teoria psicoanalitica, Il transfert è il trasferimento di modelli di relazione, più o meno consapevole, nella relazione terapeutica e con/sulla figura dello psicoterapeuta.

Durante l’adolescenza, secondo la teoria psicoanalitica classica, si vive una ricapitolazione dei processi separativi (ricapitolazione dell’Edipo), cioè si ripetono quei processi di separazione che c’erano stati nelle prime fasi della vita, tali processi sono anche chiamati processi primari postumi. Nella pubertà c’è l’incontro con un nuovo oggetto (nuove persone importanti, ma anche il “nuovo” corpo dell’adolescente e, semplificando una “nuova” mente) che può essere paragonabile all’affacciarsi al mondo esterno del neonato. Le basi narcisistiche trovano la base in questi processi primari postumi, visti dalla teoria classica come una ricapitolazione dell’

Dalla psicoterapia con l’adolescente alla psicoterapia con l’adulto.

Edipo, visti dalla teoria del deficit separazione-individuazione come una riedizione dei processi separativi.

La psicoterapia contemporanea con l’adolescente e l’adulto.

Oggi, l’adolescenza non è vista come una riedizione dell’Edipo e neanche come una riedizione di processi di separazione-individuazione, mentre, con gli sviluppi della psicologia clinica, della psicoanalisi e delle neuroscienze si cerca di individuare e sentire, nella relazione psicoterapeutica, il portato delle vestigia ambientali e relazionali del primo sviluppo cercando i segni della loro presenza stando “attenti” e sintonizzati su ciò che sono stati chiamati “moments of meeting” (Stern, 2005).

L’adolescenza è vista come una nuova nascita che è accostata ai momenti precoci dello sviluppo che costituiscono le basi narcisistiche. Ciò che è in ballo non è solo il tener presente la teoria del deficit separazione-individuazione, o prestare ascolto alla diagnosi segreta che ha di sé l’adolescente (che va ascoltata, percepita, a volte intuita, come prima cosa per non incorrere nel rischio di classificazione), ma sono in ballo le vestigia ambientali e relazionali (percepire i segni della loro presenza) che bisogna rintracciare per attingere a questi momenti ambientali e relazionali: per poter diventare me stesso ho bisogno di una base che è saggiata perché la base è fatta di questi “momenti” relazionali precoci.

<<Come l’interpretazione è l’evento terapeutico che riorganizza la conoscenza dichiarativa conscia del paziente, così i momenti di incontro (moments of meeting) umano e diretto, spontaneo e autentico, rappresentano l’evento che riorganizza la conoscenza relazionale implicita per il paziente e lo psicoterapeuta. Naturalmente un momento di incontro, implica una condizione di identificazione e apprendimento (Guillaumin, 1976), una disponibilità alla rivalutazione emotiva e cognitiva, una specifica sintonia affettiva. Queste condizioni descrivono ciò che si verifica nel dominio della relazione implicita e condivisa. Si crea un nuovo stato diadico specifico tra i due protagonisti della psicoterapia (relazione terapeutica). Il transfert e il controtransfert costituiscono solo la tela di fondo di svariati momenti di incontro, ciò che è in gioco è la personalità delle due persone che interagiscono, relativamente spogliate di qualsiasi investitura di ruolo (Stern, 1998) […] Il lavoro psicoterapeutico, soprattutto con l’adolescente, suggerisce con particolare evidenza il valore di questi momenti di incontro (moments of meeting). Tale forma di incontro intersoggettivo consente all’adolescente e al terapeuta di risperimentare stili e atteggiamenti emotivi disturbanti, cioè alcune categorie inconsce dell’affetto. Tale coinvolgimento rappresenta il modo più profondo e talvolta più doloroso che conosciamo di sperimentare il nostro sé in presenza dell’altro. Nel corso del tempo, lo psicoterapeuta si trova così a proporre un nuovo modello di rapporto con l’altro, Che potrà essere interiorizzato>> (Monniello, Quadrana, 2010).

La psicoterapia con l’adolescente rende più evidente che il modello evolutivo, muovendo dalla relazione madre-bambino, va in parallelo ad una processualità psicoterapeutica analitica che non cerca di scoprire quale inconscio (inconscio rimosso), ma favorisce le produzioni attive (racconto, immagini ecc.) dell’adolescente sulle quali produrre un dialogo.

Quanto scritto è anche utile e applicabile nella clinica e nella psicoterapia con la persona adulta, ma è la psicoterapia con l’adolescente che ha permesso di rivelare tutto ciò in modo più vivido.

E’ importante valorizzare la capacità di raccontarsi e scoprire che ogni volta si racconta un po’ diversamente (e ci si racconta un po’ diversamente). Il raccontare chiama in causa l’ascoltatore e la possibilità di auto osservarsi. Il raccontarsi chiama in causa un’alleanza terapeutica, ambiente e terreno fertile della psicoterapia.

Bibliografia

Guillaumin, J. (1976). L’énergie et les structures dans l’expérience dépressive. Le role du préconscient. Rev. franç. Psychanal., 5-6, 1059-1072.

Monniello, G. Quadrana, L. (2010). Neuroscienze e mente adolescente. Roma, Magi editore.

Stern, D. (1998). Le interazioni madre-bambino nello sviluppo e nella clinica.  Milano, Raffaello Cortina Editore.

Stern, D. (2005). Il momento presente. Milano, Raffaello Cortina Editore.

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