DESIDERIO SESSUALE E INIBIZIONE DEL DESIDERIO SESSUALE.

Definizione ed etimologia.

Il desiderio sessuale può essere considerato come uno stato psicocorporeo, di variabile intensità, regolato da diversi fattori innati ed esperienziali, che induce la sensazione del bisogno di vivere la sessualità e che può essere disturbato da diverse interferenze, di tipo fisico o psicologico. Il desiderio sessuale è influenzato dall’equilibrio dei meccanismi di attivazione e inibizione, dai fattori ormonali e da fattori esterni, come il profumo, il tatto, la vista. Il desiderio ha radici biologiche ma prende forma, per direzione e intensità, dagli stimoli presenti e dalle esperienze passate.

Il desiderare può essere considerato come una tensione diretta al raggiungimento dell’oggetto del desiderio. Il termine “oggetto” non ha il significato di “cosa” come nel linguaggio comune ma si usa per indicare la persona con cui il soggetto si mette in relazione. Se questa tensione giunge al suo obiettivo, ne consegue un senso di appagamento e gratificazione oppure, in caso contrario, possono emergere sentimenti di dolore e frustrazione.

La parola desiderio è composta dalla particella de- e dal sostantivo -sidera: de- può avere un valore sottrattivo, di allontanamento, di assenza; mentre sidera è il plurale di sidus, ovvero “stella”. Potremmo quindi dire che desiderio voglia dire “cessare di vedere le stelle” o “constatare l’assenza di stelle”. <<Il latino de siderea (senza astri) definisce il rapporto con l’oggetto, quale elemento fondamentale perché il desiderio possa esistere. La leggenda narra di un auruspice, che, osservando gli astri e traendo da questi le proprie profezie e ricavando da ciò stima e potere, quando il cielo era coperto da nuvole (de siderea), si trovava impotente a compiere le proprie funzioni divinatorie. Ed era proprio in queste circostanze che l’auruspice sentiva nascere in sé il desiderio delle stelle, così che, potendole di nuovo rivedere, senza l’ostacolo delle nuvole, avrebbe potuto ricominciare a svolgere il proprio compito. Questa origine del termine è certamente innestata sulla certezza dell’auruspice che le nubi, prima o poi, si sarebbero diradate tanto che l’oggetto del suo desiderio (gli astri) si sarebbe ripresentato presto>> (Manara, 1997).

L’inibizione del desiderio sessuale.

 Si può parlare di una generale e persistente inibizione del desiderio quando questa non è causata solo da fattori organici e non è il sintomo di sindromi psichiatriche. Bisogna precisare che vi possono essere dei fattori fisiologici che intervengono negativamente sul desiderio sessuale: un basso livello di testosterone, dovuto a farmaci, a stati psichici, all’invecchiamento o ad altri ormoni antagonisti può causare una riduzione del desiderio sessuale; alcuni stress particolarmente forti possono provocare una depressione fisiologica del funzionamento sessuale; alcuni farmaci, come i narcotici, alte dosi di alcool o sedativi e alcuni farmaci contro l’ipertensione possono inibire il desiderio sessuale come anche tutti gli interventi che colpiscono l’anatomia e la fisiologia dei centri surrenali del cervello.

Le problematiche del desiderio sessuale possono essere divise in primarie e secondarie, globali o situazionali. L’inibizione del desiderio sessuale primaria è piuttosto rara, in quanto si tratta di un assoluta mancanza di interesse sessuale. Di solito ha un’origine costituzionale oppure si va a collocare inquadri psicopatologici complessi come la schizofrenia e la depressione cronica, o nel contesto di una grave malattia organica. La forma secondaria è caratterizzata dalla perdita del desiderio dopo un normale sviluppo sessuale del soggetto, che può comparire in fasi particolarmente complesse o stressanti. L’inibizione del desiderio sessuale è globale quando la persona non ha più alcun interesse per la sessualità, per esempio non ha più fantasie erotiche, e nel caso si tratti di un uomo, non ha erezioni mattutine. Di solito questa forma invalidante di inibizione sessuale si trova negli stati depressivi e nelle gravi malattie organiche. Si parla di inibizione del desiderio situazionale quando la persona prova desiderio solo in situazioni di maggiore sicurezza, rappresentata di solito da un partner meno adatto e meno attraente; un esempio può essere quello di un uomo che riesce ad avere rapporti sessuali solo con prostitute e non con la donna che stima e con cui vorrebbe instaurare un legame forte ed intimo.

Diagnosi.

La diagnosi deve tenere conto, come sempre, della personalità dell’individuo e del suo contesto di vita in un’ottica biopsicosociale. In genere, per fare diagnosi di disturbo di inibizione sessuale ci si deve basare sulla deduzione e sul confronto fra l’esperienza del paziente e quella che si ritiene una normale frequenza del desiderio sessuale, in relazione all’età, la professione, al sesso e allo stile di vita della persona portatrice del disagio.

I disturbi del desiderio sessuale secondo il DSM – 5.

Il Manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM), arrivato alla quinta versione (DSM-5) e utilizzato prevalentemente per la diagnosi in psichiatria, inserisce i disturbi del desiderio sessuale all’interno della categoria dei disturbi relativi all’interesse, al desiderio e all’eccitazione sessuali e comprende tre disturbi relativi a queste aree. Il disturbo del desiderio sessuale e della eccitazione sessuale femminile si riferisce alla persistente carenza di interesse (fantasie o impulsi sessuali), di eccitazione fisiologica o soggettiva. Per gli uomini le diagnosi incluse nel DSM 5 considerano separatamente interesse sessuale ed eccitazione. Il disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile si riferisce alla carenza o all’assenza di fantasie e impulsi sessuali, e il disturbo erettile si riferisce a una persistente incapacità di raggiungere o di mantenere un’erezione fino al completamento dell’attività sessuale.

I disturbi del desiderio secondo il PDM-2.

Il manuale diagnostico psicodinamico, arrivato alla sua seconda versione (PDM 2), è un sistema di classificazione che permette una struttura diagnostica che cerca di considerare il funzionamento globale di un individuo, considerandone i pattern emozionali, cognitivi e sociali nella profondità così come nella superficie, enfatizzando sia le variazioni individuali sia gli aspetti comuni.

La struttura diagnostica formulata con il PDM 2 permette di descrivere sia il funzionamento sano della personalità sia il funzionamento disturbato con attenzione ai profili individuali del funzionamento mentale e ai pattern sintomatici.

La classificazione utilizza un approccio multidimensionale proponendo una valutazione diagnostica articolata in tre Assi o dimensioni: l’Asse P classifica i pattern e i disturbi di personalità, l’Asse M arricchisce la classificazione permettendo la descrizione del funzionamento mentale e, infine, l’Asse S completa l’assessment attraverso la considerazione dei pattern sintomatologici, con un’enfasi sull’esperienza soggettiva del paziente.

Nell’asse S sono comprese le disfunzioni sessuali.

L’inibizione del desiderio sessuale dal punto di vista intrapsichico, cognitivo e relazionale.

Le persone con un basso livello di desiderio sessuale sembrano non provare interesse nei confronti del sesso e in situazioni in cui normalmente si potrebbe provare desiderio, possono arrivare a provare sensazioni negative come irritazione, ansia o disgusto. Possono arrivare ad evitare situazioni che potrebbero metterle nelle condizioni di avere un rapporto sessuale o a ricercarle per soddisfare bisogni secondari, come la ricerca di calore o il non voler frustrare il partner. Mettono in atto una soppressione attiva, anche se inconsapevole, del desiderio: sviluppano massicce difese rispetto la sessualità e reprimono la propria carica erotica anche in situazioni sessualmente molto stimolanti. Si ha una sorta di allarme psicosomatico per cui viene evitata ogni esperienza in cui il piacere sessuale può rappresentare una minaccia.

Dal punto di vista intrapsichico, il desiderio e il piacere sessuale trovano origine dalla rassicurazione interiore di fronte all’angoscia di poter distruggere qualcosa e dall’allontanamento della sessualità da connotati di minaccia. Il desiderio rappresenta una minaccia per cui la soluzione attuata rispetto la sensazione di pericolo è cercare di non provare desiderio.

Da un punto di vista cognitivo l’apprendimento gioca un ruolo importante: il bambino impara a reprimere la propria sessualità e a sentirsi in colpa quando prova piacere, se le risposte e gli atteggiamenti della famiglia sono in questo senso frustranti e colpevolizzanti.

Sul piano relazionale un importante ruolo è rivestito dalla paura dell’intimità; questa può essere temuta (ma su un piano intrapsichico inconsapevole può essere, allo stesso tempo, molto desiderata) tanto da boccare ogni slancio verso di essa, per cui viene preferita l’assenza di tensione, di angoscia e di vitalità.

Il piacere e la norma.

Il desiderio può esistere e accrescersi solo su una prospettiva relazionale del piacere, in base alla quale quanto più la persona può prendere dal rapporto calore attenzione, tanto più potrà esprimere desiderio e piacere. L’inibizione del desiderio sessuale è una sorta di silenzio psicosomatico, ricerca di un anonimato che mette al riparo dal timore che i propri bisogni di accettazione e accoglienza non vengano esauditi e dall’incredulità che possano mai esserlo. A volte ciò che viene temuto è il proprio successo sentimentale, per cui provare desiderio e piacere con un partner amato e stimato è considerato difficile, se non impossibile da sostenere, in quanto significherebbe doversi mettere in gioco profondamente. A volte la preoccupazione per il piacere del partner e l’incapacità di comunicare i propri bisogni conducono la persona ad evitare le sensazioni erotiche al fine di mettersi al riparo dalla frustrazione. Oppure il ripetersi di esperienze spiacevoli e poco gratificanti può portare ad una crescente insofferenza nei confronti del rapporto sessuale. Infine c’è anche un piano normativo che gioca un notevole ruolo nel modo di vivere la propria sessualità. L’apparente maggiore libertà, piuttosto che attenuare le problematiche precedenti, ne ha aggiunte, o sostituite, altre.

La vera libertà, infatti, si può raggiungere solo quando l’individuo raggiunge la consapevolezza delle proprie potenzialità e riesce ad affrancarsi totalmente dai condizionamenti e dalle repressioni. In un momento storico in cui ogni livello d’esistenza rischia di essere inquadrato in schemi rigidi, l’esperienza sessuale rappresenta qualcosa di estremamente temibile, ma nel contempo costruttivo, proprio perché non può essere inquadrata in tali schemi. La perdita di controllo che caratterizza il rapporto sessuale è fonte di timore per chi si sente costretto a programmare e controllare la propria vita sulla base di richieste interne ed esterne. Tuttavia, è proprio nella perdita di controllo, nell’entrare ed uscire dalla relazione, che risiede la particolarità dell’espressione della sessualità. Entrare ed uscire dalla relazione proprio per sperimentare la presenza di un’assenza e il desiderio di una presenza che è ciò che contraddistingue il desiderare.

Le terapie.

L’inibizione del desiderio sessuale è spesso associata ad una vera e propria fobia nei confronti di qualsiasi contatto fisico, che può sfociare in attacchi di panico o in ansia generalizzata che rendono impossibile affrontare di petto la problematica sessuologica. L’ansia anticipatoria che porta queste persone ad evitare ogni situazione che potrebbe porli di fronte ad ansia o panico rende improponibile il trattamento sessuologico standard. Potrebbe essere utile abbinare alla psicoterapia (necessaria per lavorare sui disturbi d’ansia, depressivi o sulle fobie) una terapia farmacologica, man mano che i farmaci hanno effetto vengono ridotti gradualmente e viene associata anche la terapia sessuologia che può essere inserita nella psicoterapia, se lo psicoterapeuta è competente rispetto i disturbi della sessualità. L’approccio terapeutico deve essere graduale e deve rispettare le esigenze i timori del paziente. È molto importante che vi sia la collaborazione del partner e che non vi siano eccessivi tentativi di boicottaggio di un cambiamento che a volte appare più difficile di uno pseudo-equilibrio. Lo scopo di questo tipo di intervento è quello di portare il paziente a non inibire gli impulsi sessuali, a farli emergere con naturalezza, raggiungendo un nuovo e più funzionale equilibrio.

Bibliografia.

Lingiardi, V., & Mc Williams, N. (2015). The Psychodinamic Diagnostic Manual – 2nd ed. (PDM-2). World Psychiatry, 14(2), 237-239.

Manara F., “I disturbi del desiderio”. In: Simonelli C. (A cura di), Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali”, FrancoAngeli, Milano, 1997, 19-35.

Simonelli C., (2002), “Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali”, Franco Angeli, Milano.

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