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Disfunzioni sessuali e sessualità

Le Disfunzioni Sessuali sono comprese nella più ampia categoria dei Disturbi Sessuali e riguardano quelle condizioni che ostacolano un rapporto sessuale soddisfacente generando disagio personale e relazionale. Le disfunzioni sessuali sono classificate in base alla componente o fase della sessualità con la quale interferiscono. Le disfunzioni sessuali si distinguono quindi in: disturbi del desiderio sessuale, disturbi dell’eccitazione sessuale, disturbi dell’orgasmo, disturbi del dolore sessuale.

Una Disfunzione Sessuale (o disturbo sessuale) è caratterizzata da un’anomalia del processo che sottende il ciclo di risposta sessuale, o da dolore associato al rapporto sessuale. Il ciclo di risposta sessuale normale può essere diviso in  fasi (desiderio, eccitazione, orgasmo e risoluzione) in ognuna delle quali possono intervenire le disfunzioni sessuali scritte sopra.

La parola “disfunzione” è ripresa dalla terminologia medica, ma quando si parla di disfunzioni sessuali che non hanno un’origine esclusivamente organica, anche utilizzando la terminologia medica bisogna sapere che non si può approcciarsi a queste disfunzioni solo con il modello medico, anzi un lavoro psicologico è ciò che permette di risolverle e godere della sessualità e della relazione.

E’ un errore considerare l’eventuale “disfunzione sessuale” in termini medici come come disfunzione di apparati corporei da curare coi mezzi somatici consueti alla medicina. Le persone hanno un’immagine idealizzata della medicina moderna che può risolvere tutti disagi vissuti   sul corpo e attraverso questo, ma non si tratta solo di corpo, e tale scissione tra mente e corpo alimenta il disagio nella sfera della sessualità. Tali persone sono aliene dal concepire l’impatto psichico, e da qui poi il lavoro indispensabile per ovviare a ciò che viene lamentato.

Pensare alle disfunzioni, e alla sessualità che non va secondo aspettative normalizzate o stereotipate, solo in termini medici o di patologia porta a concepire l’attività sessuale l’attività sessuale come fosse un riflesso fisiologico: a certi stimoli deve corrispondere una certa risposta che concerne i genitali. In realtà non è così: l’eccitazione con la sua risposta genitale, anche se può apparire quasi automatica, è invece la manifestazione somatica finale di un complesso e veloce lavoro del Sistema Nervoso Centrale, del quale la persona avverte soltanto alcune sensazioni corporee. Gli organi genitali non sono regolati da quelle parti o reti encefaliche che possono produrre la coscienza, l’intenzionalità, la cosiddetta buona volontà, i pensieri consapevoli, bensì da quelle parti del cervello che presiedono le funzioni emotive non consapevoli, e che implicano memorie che non sono ricordabili: la memoria “implicita”. Si tratta del lavoro prevalentemente del cervello destro e delle circonvoluzioni limbiche, che poi si trasmette lungo il cosiddetto asse ipotalamo-ipofisiario e il sistema vegetativo. L’elaborazione che avviene a livello del S.N.C., cioè ciò che psichicamente e inconsapevolmente avviene, fa sì che si possano verificare le modificazioni vascolari, secretorie e muscolari (muscolatura liscia involontaria) che preparano il coito e che sono necessarie per espletarlo; e per espletarlo eventualmente nelle migliori condizioni. E’ proprio ciò che avviene in queste parti del
Sistema Nervoso Centrale che costituisce l’elaborazione psichica inconscia che comunica alla consapevolezza del soggetto il maggiore o minore piacere; e che comunica il vissuto di eccitazione riferendolo al corpo piuttosto che intrinsecamente alla soggettività. Il piacere sessuale, che gli esseri umani riferiscono quasi esclusivamente alle parti genitali, non proviene da queste: negli organi genitali non esistono “recettori del piacere” ma vi sono recettori specifici per le variazioni meccaniche (recettori tattili, pressori) o per le variazioni termiche, o specifici per il dolore. La specificità del recettore si elabora in altrettante specifiche vie nervose, periferiche e centrali: sono tali specificità che danno la qualità della sensorialità. Il piacere si genera a livello del Sistema Nervoso Centrale, nella modalità in cui il lavoro del cervello inconscio viene trasmesso alle strutture cerebrali della percezione consapevole. Le sensazioni sessuali hanno una loro specifica qualità, nella soggettività, che le distingue da tutte le altre sensorialità: questa specificità, già diversa per le sensazioni tattili che possono provenire dai genitali, diventa del tutto particolare quando assume il carattere di piacevolezza sessuale, e questa qualità sensoriale assume la sua assoluta diversità da ogni altra percezione nel piacere del coito e dell’orgasmo (Imbasciati & Margotta, 2008).

Nel senso comune si pensa che la sessualità provochi emozioni: in realtà la dimensione sessuale non porta emozioni ma è essa stessa un’emozione particolare. In tutte le emozioni ciò che avviene a livello centrale, psichico, nel cervello, produce modificazioni del corpo: così l’incontro erotico produce un’enorme emozione, costituita da processi neuropsichici, in gran parte inconsapevoli come in tutti gli stati emotivi, ma di un coinvolgimento cerebrale mnestico enorme, che provoca le modificazioni somatiche: queste sono evidenziabili sperimentalmente anche quando il soggetto non se ne accorge; diventano vistose più che in ogni altra diversa emozione quando caratterizzano apertamente l’eccitazione sessuale e consentono l’espletamento del coito (Imbasciati, 1987).

La sessualità è dunque un’emozione; non si curano le emozioni agendo sulle loro manifestazione somatiche; ma tal cura sarebbe solo un palliativo sintomatico: occorre una psicoterapia. Un eventuale disagio per gli effetti somatici di un’emozione lo si cura entrando a ristrutturare le strutture mentali che lo provocano. Ogni eventuale “disturbo” riconosciuto nella dimensione sessuale va curato a monte, nella struttura mentale che lo regola (Imbasciati, 1978).

Occorrerebbe pertanto poter smascherare i concetti impliciti nel termine di “disfunzioni sessuali”: il “funzionamento” degli organi genitali non può essere equiparato a quello del fegato o dell’intestino. Sotto il termine e il concetto di disfunzione e c’è l’idea, del tutto inesatta, che gli organi genitali funzionino per automatismi biologici, così come il fegato reagisce ai componenti biochimici trasmessigli dal sangue, o così come l’apparato dirigente funziona introducendovi cibo. In questa idea si istituzionalizza, con tacito avvallo della cultura medica, la negazione della sessualità come emozione. E forse anche una più generale negazione del valore delle emozioni quali motori della condotta umana. Invano sappiamo che le emozioni sono attività cerebrali al pari e forse più importanti di quanto un po’ presuntuosamente considerano la cognizione cosciente (Imbasciati, 2008).

Bibliografia:

Imbasciati, A. (1978). Eros e Logos. Brescia: La Scuola.
Imbasciati, A. (1987). Sessualità e piacere come costrutti mentali. Sessuologia, 1987, 11, (1), 29-40.

Imbasciati, A. (2008). La buona sessualità e le cosiddette disfunzioni sessuali in una prospettivatransgenerazionale. La “Salute sessuale” e le “cure materne”.. Rivista di psicologia clinica, 1, 7-19.

Imbasciati, A. & Margotta, M. (2008). Psicologia clinica per gli operatori della salute. Padova: Piccin.