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ESSERE-RELAZIONE E IL VALORE DELL’INCONSCIO

ESSERE-RELAZIONE E IL VALORE DELL'INCONSCIOEssere-relazione

In questo articolo vorrei sintetizzare alcuni punti importanti che avvalorano il punto di vista in base al quale noi proveniamo dalla relazione, siamo relazione. Essere relazione non significa annullare la nostra individualità e la nostra differenziazione, ma è la base: siamo essere sociali, è dall’essere relazione che diveniamo noi stessi.

I punti essenziali che voglio ricordare sono i seguenti:

  1. La struttura mentale, compreso ciò che è indicato mondo interno, si sviluppa all’interno della relazione con la figura di accudimento (Fairbarn, Heiman, Winnicott, Kernberg, Mitchell, Modell, Bion).
  2. Il bambino è attivo nella relazione fin dalla nascita, e almeno in parte differenziato (Stern, Emde, Brazelton, Lichtenberg). Fin dall’inizio il bambino mostra capacità discriminativa, in particolare alcune ricerche mostrano come dalle prime ore dopo la nascita il bambino sia in grado di discriminare la madre da altre persone ed è impiegato nella relazione: manda segnali che regolano l’interazione.
  3. Non solo il comportamento ma anche la fisiologia del bambino sono regolati dalla relazione con la madre fin dalla nascita. In quest’ottica nulla ha un’origine solamente biologico-genetica, ma qualunque contenuto di origine biologica si esprime nella relazione.

Gli schemi acquisiti in queste interazioni risultano inconsci, non nel senso di rimossi (l’inconscio, ormai da tempo, non più, solamente, identificato con il rimosso), ma come facenti parti di una memoria implicita, procedurale, (vedi gli studi di Stern e di Fonagy), di modelli operativi interni descritti da Bowlby.

Il valore dell’inconscio.

Gli sviluppi della psicoanalisi e della psicoterapia psicodinamica leggono l’inconscio valorizzandone l’aspetto trasformativo e non tanto la caratteristica topica sviluppata da Freud, secondo la quale l’inconscio è un luogo separato da quello della coscienza. Oggi, l’inconscio non è il rimosso, il separato dalla coscienza che si tratta di decifrare attraverso l’attività dell’interpretazione, ma il processo stesso della simbolizzazione, della narrazione che si co-costruisce quando, nella seduta di psicoterapia, una persona parla con un’altra (psicoterapeuta e paziente).

Il pensiero deve essere capace di trasformare in una narrazione nuova e condivisa ciò che affligge la vita di una persona: i suoi traumi, i suoi sintomi, i suoi tratti e comportamenti disfunzionali al proprio benessere. Nel suo lavoro, lo psicoterapeuta fa in modo che quello che non è stato possibile pensare nel tempo del trauma, o nel tempo della/e “ferita/e” al proprio senso di Sé, possa esserlo in modo nuovo nel tempo della seduta. Il lavoro non è quello di decifrare e interpretare il passato che si ripete, ma di rendere pensabile quello che non lo è mai stato.

I modelli operativi interni.

I modelli operativi interni sono rappresentazioni mentali che gli individui, secondo Bowlby, costruiscono nel corso dell’interazione col proprio ambiente.
Essi hanno la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli eventi da parte dell’individuo, consentendogli di fare previsioni e crearsi aspettative sugli accadimenti della propria vita relazionale.
I Modelli Operativi Interni consentono all’individuo di valutare e analizzare le diverse alternative della realtà, scegliere quella ritenuta migliore, reagire alle situazioni future prima che queste si presentino, utilizzare la conoscenza degli avvenimenti passati per affrontare quelli presenti, scegliendo un’azione ottimale in relazione agli eventi stessi. Quindi permettono al bambino, e poi all’adulto, di prevedere il comportamento dell’altro guidando le risposte, soprattutto in situazioni di ansia o di bisogno. Secondo Bowlby, il bambino, fin dai primi mesi, si costruirebbe attivamente, sulla base delle proprie esperienze relazionali, dei Modelli Operativi Interni delle figure di attaccamento che lo aiuterebbero a riconoscere la disponibilità e l’attendibilità di queste figure, a prevederne il comportamento e le possibili risposte soprattutto in situazioni stressanti.

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