L’IMPORTANZA DEL GIOCO PER L’ESISTENZA UMANA.

Anche questa volta faccio riferimento a Donald Winnicott, come ho già fatto in altri testi presenti nel mio sito, per introdurre il gioco: <<il gioco è universale e appartiene alla sanità, il gioco porta alle relazioni di gruppo […] il gioco facilita la crescita […] mentre gioca, e forse soltanto mentre gioca, il bambino o l’adulto è libero di essere creativo>> (Winnicott, 1974). L’originalità di Winnicott è stata quella di inserire il gioco in un’area definita transizionale, ossia, <<un’area d’esperienza sospesa tra la realtà e la fantasia, tra soggettivo e oggettivo>> (Winnicott, 1974).

 Di seguito viene presentato il gioco in diversi vesti e contesti privilegiando l’area transizionale che questo permette di “vivere”.

Il gioco nell’area transizionale.     

Il termine “transizionale” indica un passaggio (transizione) e una <<permeabilità del nostro mondo psichico, popolato da paure, fantasie e desideri, rispetto alla realtà esterna che invece è fatta di “cose concrete”. Con il gioco i bambini possono manifestare “fuori” quello che hanno “dentro”, condividendolo inconsapevolmente con chi gioca con loro>> (Tonioni, 2011), anche la psicoterapia psicodinamica infantile si svolge così.

I bambini hanno bisogno di qualcuno che giochi con loro prima di imparare a giocare da soli, è di primaria importanza <<che in origine ci sia un adulto (di solito la madre) disposto a partecipare attivamente ai gesti spontanei o alle iniziative del bambino. Si comincia con “bu, bu, settete!”, per passare a interazioni sempre più complesse, fino al raggiungimento di un rapporto di solida fiducia con l’ambiente circostante, del quale diventa possibile accettare “buone regole”. Giocando si impara a usare oggetti in rappresentazione di altri perché investiti di significato simbolico: una forchetta diventa… un pettine, un bastoncino… una bacchetta magica! Attraverso il gioco un bambino si sente vivo perché mentre gioca è se stesso (“costruisce” e “scopre” se stesso e il “proprio ambiente); così facendo agisce in modo creativo sull’ambiente, modificandolo e lasciando un’impronta di sé>> (Tonioni, 2011).

Il gioco e il giocattolo nella psicoterapia e in generale.

<<I bambini si trovano a vivere una situazione di costante dipendenza, di urgenza di grandi bisogni, e di grandi emozioni; hanno costantemente paura che i loro bisogni rimangono insoddisfatti, paura dei loro bisogni proiettati all’esterno>> (Ferro, 1992).

I bambini temono che i propri sentimenti, paure, emozioni, istinti siano incontenibili, che esista il rischio di esserne travolti, mentre il gioco, come anche le favole, mostrano loro che, anche nelle situazioni temute come catastrofiche o irrimediabili, è possibile trovare una soluzione. Come? Se consideriamo la comparabilità gioco-simbolo, sarà solo dall’incontro di questo (gioco) con quel singolo bambino, in quel momento, e poi con quell’altro in quell’altro momento, che si avranno tanti significati, tanti sensi differenti quanto diversi sono i vari bambini e le esperienze emotive, o meglio le necessità emotive proprie del singolo bambino, aggiungerei in quell’incontro (Ferro, 1992). Con queste parole ho descritto l’aspetto di insaturità del gioco che vale sia nella stanza di psicoterapia, sia in generale. Se un gioco, o un giocattolo (come anche un’interpretazione), è già saturo di significato, magari dato dall’adulto che gioca con lui, il bambino rimane “vittima” del gioco stesso; mantenere insaturo il gioco (e l’interpretazione) evita tale rischio. Non si tratta di qualcosa da scoprire attraverso il gioco, o di qualcosa da scoprire qualcosa per mezzo dell’interpretazione (nel caso della psicoterapia con l’adulto), ma di qualcosa che deve essere costruito nella relazione attraverso una sintonizzazione che consente un’espansione della mente e della pensabilità.

Gioco, presenza mentale e narrazione.

<<Il giocattolo da solo può aiutare il bambino a rappresentare, a tentare di trovare soluzioni per i propri conflitti, ma è solo la presenza mentale di qualcun altro (come per le favole la presenza del narratore!) che giochi con lui che consente che il gioco sia pienamente trasformativo di angosce. E’ l’accoglimento degli stati mentali ed emotivi presenti durante il gioco che consente le trasformazioni più profonde>> (Ferro, 1992).

Il giocattolo si pone come un pre-testo di una narrazione che si svilupperà nel gioco condiviso, gioco che può essere inteso come “esperimento semiotico e conoscitivo” (Betolini et al., 1978).

L’introiezione di una mamma da parte del bambino (introiezione, semplificando, significa portare nella mente una rappresentazione, con l’affetto corrispondente, della madre) <<che sappia raccontare favole, o partecipar al gioco del bambino, consente sempre più che egli possa sia “giocare da solo”, narrandosi quanto gli accade dentro, prendendone le distanze, trovando soluzioni, sia fare lo stesso con altri bambini; inoltre il tutto sarà creativo se continuerà ad essere disponibile un’”agenzia di accoglimento di quelle ansie e angosce” che potranno esserci in certi momenti del gioco […]>> (Ferro, 1992).

Il gioco negli adulti.

Anche noi adulti giochiamo, se ce lo permettiamo e permettercelo in alcuni casi non è così scontato. Noi adulti giochiamo, nell’ambito del nostro vivere quotidiano, quando per esempio sentiamo che la pausa per il caffè, o altri momenti di svago, fantasticherie o distrazioni, sono funzionali allo svolgimento del nostro lavoro. <<Se la risata o lo scherzo con un collega sono avvertiti come bisogni che non riusciamo a procrastinare, allora stiamo giocando […]. Giocare offre una soddisfazione intrinseca all’attività stessa, la sensazione di agire e di esserci nel mondo, la percezione di sé e delle proprie capacità e abilità, è un canale preferenziale per far emergere emozioni e condividerle con l’altro. Il gioco non è solo un atto in sé ma una sequenza comportamentale che permette, primariamente al bambino (ma anche all’adulto), di fare esperienza e così di costruire il suo parere e la sua sicurezza>> (Tonioni, 2011).

Il gioco nella sessualità.

Anche la sessualità può essere intesa come gioco, nel senso che coinvolge la mente (fantasie, desideri), l’intesa mentale, la corporeità dei partner e la relazione tra i due. In questa accezione anche la sessualità è un canale per far emergere emozioni e condividerle con l’altro, quindi è anche un canale comunicativo e un’area transizionale dove si ritrovano molte vicende importanti della coppia: sentimenti, intesa, intimità, gestione dell’aggressività, negoziazione, attrazione, condivisione etc.

Un’area transizionale dei due partner in cui spazio e tempo assumono significati che vanno oltre la semplice concretezza e dove i due oscillano tra individualità e dualità. L’alternanza tra l’appagamento per il proprio piacere personale e quello provocato nell’altro è fondamentale per una buona intesa di coppia.

Ogni coppia può trovare il proprio spazio e il proprio tempo e liberare la propria creatività, personale e condivisa, e costruire un proprio modo di fare l’amore inserendo gli elementi che vuole (piacevoli, originali, nuovi), alternando tenerezza, passione consuetudini, sex toys e così via pur sempre nel pieno rispetto di desideri reciproci e della complessità dell’essere.

Il gioco on line.

Due parole le voglio dedicare anche al gioco on line giusto per dire che molti degli aspetti del gioco a cui ho accennato sono importanti anche nel gioco on line, <<tuttavia in quest’ultimo spesso vengono a mancare gli aspetti di espressione e condivisione dei contenuti emotivi, la creatività intesa come creazione di scenari o nuovi giochi usando solo la fantasia, l’opportunità di fare esperienze reali e mettere alla prova le proprie risorse, abilità e idee>> (Tonioni, 2011)

Conclusione.

Sintetizzando, il gioco permette di esistere creativamente sviluppando capacità e abilità soprattutto in relazione con l’altro. In questo senso il gioco è importante per l’esistenza umana in un’area sospesa tra soggettivo e oggettivo, tra fantasia e realtà. Questo tipo di esistenza permette lo sviluppo della mente, della pensabilità di ciò che ci accade e delle relazioni. In condizioni di crescita e sofferenza <<Il giocattolo da solo può aiutare il bambino a rappresentare, a tentare di trovare soluzioni per i propri conflitti, ma è solo la presenza mentale di qualcun altro (come per le favole la presenza del narratore!) che giochi con lui che consente che il gioco sia pienamente trasformativo di angosce. E’ l’accoglimento degli stati mentali ed emotivi presenti durante il gioco che consente le trasformazioni più profonde>> (Ferro, 1992).

Termino questo testo inserendo il video con un bambino che sogna il gioco, sogna di giocare con un qualcuno importante, nonostante viva una situazione oggettiva che potrebbe uccidere la fantasia, il sogno, la creatività, la mente e la vita ma sono proprio la mente e la fantasia che gli permettono di sopravvivere e “sognare” insieme alla presenza di qualcuno che è lì per lui e con lui.

Video

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *