Sessuologia

Chi è il sessuologo clinico?

E’ il professionista a cui rivolgersi quando si riscontrano problematiche relative alla sfera della sessualità. Il sessuologo clinico è anche chiamato psico-sessuologo.

Lo psico-sessuologo può essere uno psicologo e psicoterapeuta o un medico, perfezionato in sessuologia.

Cos’è la sessuologia?

La sessuologia è il punto d’incontro di diverse discipline e professioni, mediche e psicologiche. L’oggetto dei suoi studi, la sessualità, è un argomento di competenza multi-disciplinare aperto al contributo che ciascuno può portare sulla base della propria preparazione specifica.

Attualmente si tende a pensare che l’intervento clinico sulla sessualità deve rispettare un’impostazione di tipo psicosomaticosomatopsichico.

Quando si parla di disfunzionalità sessuale, infatti, occorre tener sempre presenti come possibili fattori eziologici aspetti biologici, chimici, fisici, psicologici e culturali, non solo nelle loro peculiarità, ma nelle loro interazioni reciproche.

La sessuologia clinica non si occupa solo dei disturbi della sessualità.

Un aspetto fondamentale del lavoro del sessuologo è la lettura degli eventi, quindi non solo dei sintomi, dal punto di vista psico-relazionale e sessuale, oltre che dal punto di vista antropologico e sociologico. Sono diversi i fattori che influenzano la sfera dell’affettività e delle dinamiche di coppia e c’è bisogno che vengano analizzati.

Alcuni esempi del lavoro del sessuologo clinico:

Disfunzioni sessuali;

Crisi della coppia;

Quando l’ansia da prestazione disturba la serenità sessuale e/o di coppia;

Quando i nuovi usi e costumi sessuali come le chat erotiche, un uso eccessivo della pornografia o anche la masturbazione compulsiva, compromettono, non solo la relazione di coppia, ma nel caso di adolescenti anche un sano ed equilibrato sviluppo psico-sessuale e relazionale;

Quando l’eiaculazione precoce rende frustrante il rapporto sessuale, o quando un’eiaculazione ritardata rende impossibile la fecondazione.

La terapia sessuologica e la consulenza sessuologica.

Lo psicosessuologo deve basare il suo lavoro su una pratica della parola e dell’ascolto empatico competente e professionale in quanto la terapia di ogni disfunzione sessuale non può prescindere da un’analisi profonda delle cause psichiche che contribuiscono all’insorgenza e al mantenimento della disfunzione sessuale. Quindi, non ci si rivolge solo al sintomo sessuale.

La durata della terapia sessuale dipende da diversi fattori e quando ci sono problematiche psichiche, o psichiatriche, è necessaria prima una psicoterapia nella quale inserire, al momento opportuno, una terapia sessuale e anche aspetti educativi inerenti la sessualità.

Mentre la terapia sessuale cura e mira al mantenimento del benessere psichico, emozionale e sessuale, la consulenza permette di mettere al fuoco la problematica o la tematica che ha portato a richiedere la consultazione. La consulenza può essere fatta su diverse tematiche, ad esempio:

sessualità nel ciclo di vita;

metodi contraccettivi;

educazione sessuale e all’affettività;

problematiche interpersonali e relazionali;

disfunzioni sessuali ….

L’aspetto soggettivo nella sessualità.

La sessualità sembra risentire in modo profondo dei cambiamenti sociali e culturali, dei nuovi valori che privilegiano l’apparire piuttosto che l’essere, la seduzione piuttosto che il desiderio. Oggi l’attenzione dello psicologo-sessuologo non è solo sul piano del comportamento disfunzionale, ma anche sull’aspetto soggettivo del vissuto sessuale e sugli aspetti etici ed esistenziali della sessualità, dell’affettività, dei rapporti uomo-donna, dei rapporti uomo-uomo o donna-donna.

SessuologiaRimanendo sull’aspetto soggettivo del vissuto sessuale e prendendo come esempio le situazioni dove la persona non prova desiderio sessuale (o quando questo è inibito), ricordando che la sessualità è essenzialmente un vissuto psicosomatico, possiamo dire che il piacere sessuale e il desiderio trovano presupposto comune nella vitalità: entrambi prendono origine dalla rassicurazione interiore contro l’angoscia di poter distruggere qualcosa (dentro e fuori di sé) attraverso la relazione sessuale. Entrambi, desiderio e piacere sessuale, quindi, sussistono quanto più le rappresentazioni inconsce sollevano la sessualità da connotati di minaccia. Seguendo il discorso psicosomatico e relazionale, si può dire che l’inibizione del desiderio esprime la ricerca di un silenzio psicosomatico e anche la ricerca di un anonimato che non permette di mostrarsi, ma che tutela dal rischio di esporsi quando l’accettazione e l’accoglienza siano dei bisogni in un’attesa incredula di essere esauditi (Manara, 1988).

Sentire che esporsi è rischioso quando l’accettazione e l’accoglienza sono dei bisogni che difficilmente verranno esauditi, allo stesso tempo non essere sufficientemente consapevoli di questo sentimento, porta la persona ad essere molto controllato e controllante, vivendo un’angoscia, sopra menzionata, alimentata dal timore di perdere il controllo, inteso come il timore di “perdere la testa”: un modo di dire che trova un corrispettivo nel discorso psicosomatico fatto precedentemente, data la sua realtà sotto il profilo neurofisiologico. Infatti, nelle quattro fasi della risposta sessuale (eccitamento, plateau, orgasmo, risoluzione) dal punto di vista dello stato di coscienza si va da un continuum dove lo stato di coscienza è “integro”, nella fase di eccitamento, fino all’orgasmo dove lo stato di coscienza è alterato per poi tornare integro durante la fase di risoluzione. Durante l’orgasmo c’è una disattenzione fisiologica verso tutto ciò che riguarda l’altra persona e in questa fase si provala massima espressione del piacere, ma l’orgasmo non può prescindere dalla qualità dell’esperienza anticipatoria e tanto più la sessualità (il desiderio nell’esempio che sto portando avanti) è minacciata dalla presenza inconscia di angosce abbandoniche, alimentate dal timore di “perdere la testa”, tanto più l’evitamento dell’esperienza del piacere sarà posta a livelli preliminari (nella fase di eccitamento).

Nell’esempio che ho portato avanti in questo testo,  l’inibizione del desiderio è stata letta attraverso un orientamento psicodinamico, psicosomatico, relazionale e neurofisiologico, proprio per rendere l’idea di quanto scritto all’inizio: le disfunzioni sessuali, sembrano indicare che per occuparsi dei problemi legati alla sessualità è necessario decentrarsi, almeno in parte, da un modello interpretativo e metodologico che, privilegiando gli aspetti tecnici e pragmatici dell’intervento terapeutico, rischia di non comprendere il valore segnale che i sintomi sessuali, intesi come modalità comunicativa, rappresentano rispetto al modificarsi dei valori e delle richieste della nostra società. Ogni genere di approccio è teoricamente applicabile alla sessuologia definita per il suo campo di azione piuttosto che da una propria metodologia. Per quanto riguarda la psicologia diverse tecniche sono applicabili purché siano coerenti con il modello epistemologico che dirigerà la strategia diagnostica e terapeutica dello psicologo-psicoterapeuta.

Bibliografia

Manara F., “I disturbi del desiderio”. In: Simonelli C. (A cura di), Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali”, FrancoAngeli, Milano, 1997, 19-35.

Simonelli C., (2002), “Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali”, Franco Angeli, Milano.

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