SISTEMI DIAGNOSTICI. DSM – 5 E PDM – 2 (sintesi).

Noi psicologi clinici, sicuramente chi ha un approccio psicodinamico, riteniamo che un sistema diagnostico può essere di aiuto alla sensibilità e alla competenza del clinico quando sa ricondurre la “problematica” del paziente nel contesto della sua personalità e il sintomo al suo funzionamento psichico; importante anche che un sistema diagnostico sappia collocare e diversificare le diagnosi nel ciclo di vita; sicuramente deve poter cogliere le risorse del paziente; deve tenere in considerazione gli elementi relazionali dell’incontro diagnostico e tenere in dialogo clinica e ricerca.

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi menali (DSM) non riesce del tutto in questa impresa, è considerato più una “tassonomia di disturbi” piuttosto che una “tassonomia di individui che soffrono di un disturbo”, cosa che invece è il PDM – 2 (Manuale diagnostico Psicodinamico).

I sistemi diagnostici sono schemi di riferimento e strumenti di comunicazioni indispensabili ma per loro natura riduttivi. A questi sistemi di classificazione vanno affiancati, quando serve, i dati provenienti dalla somministrazione di test ma è il colloquio con il clinico (sia esso psichiatra o psicologo – psicoterapeuta) a fare la differenza e a fornire la chiave della conoscenza.

Vediamo separatamente i due manuali.

DSM – 5.

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi menali, arrivato alla sua quinta edizione (DSM – 5), presenta i disturbi mentali dal punto di vista dei sintomi osservabili e rilevabili, quindi, segue una filosofia di tipo biomedico nel presentare i disturbi. E’ un manuale diagnostico descrittivo, ateorico e categoriale, anche se questa ultima edizione è meno categoriale. Categoriale in quanto stabilisce un numero di criteri che permettono allo psichiatra di decidere se una determinata condizione è diagnosticabile, quindi patologica, o se non lo è.

PDM – 2.

Il Manuale diagnostico Psicodinamico, arrivato alla sua seconda edizione e curato da Vittorio Lingiardi e Nancy Mc Williams, è fondato su un modello psicodinamico ma è anche sostenuto dai dati della ricerca empirica. Si rivolge all’intera gamma del funzionamento di un individuo: personalità, capacità mentali, sintomi e loro vissuto soggettivo.

La comorbilità.

La comorbilità è la presenza simultanea di più diagnosi nello stesso paziente. Il DSM – 5 cerca di evitare la comorbilità, ma ovviamente non ci riesce in quanto quando si scompongono sindromi complesse nelle loro parti, come si è cercato di fare nel DSM, la comorbilità è un esito inevitabile.

<<Tassonomia di “persone” piuttosto che di “malattie”, il PDM dà per scontata la comorbilità tra diversi disturbi psichici e di personalità sia la possibilità che uno stesso disturbo si presenti con manifestazioni cliniche variegate. L’approccio DSM si muove più nella direzione della medicalizzazione dei problemi psichici, visti come prodotti di disfunzioni biologiche (anche se molte di queste ampiamente sconosciute o di eziologia molto incerta)>> (Vittorio Lingiardi in Diagnosi e destino, 2018).

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