Genitori e benessere dei figli

Nessun bambino dovrebbe assumersi la responsabilità e la cura delle fragilità dei propri genitori, ma ciò può accadere anche se il bambino non lo sa. Nessun genitore dovrebbe mettere il proprio figlio in tale situazione, ma ciò può accadere anche senza la volontà del genitore perché potrebbe non averne consapevolezza.


<<Le caratteristiche di personalità di ogni adulto trovano nella genitorialità una diversa modalità espressiva che può annullare, inibire o al contrario, amplificare particolari tratti caratteriali, adattandoli alla realtà: può succedere che un genitore si scopra diverso da come pensava di essere, diverso da come dovrebbe essere, a volte migliore, a volte disarmato, a volte imprevedibile>> (Mazzoncini, Musatti, 2019).

Se sei in difficoltà chiedi aiuto e utilizza le risorse che pensi di poter utilizzare per sviluppare il tuo potenziale umano. Risorse presenti in te stesso, nella tua rete amicale e affettiva, risorse e servizi del territorio nel pubblico e nel privato.

IL CONTAGIO DELLE RELAZIONI AMOREVOLI.

Il contagio delle relazioni amorevoli e vivificanti.

Essere Umano è contagioso quando ricordiamo da dove proveniamo, quando abbiamo la consapevolezza che le fondamenta del nostro sviluppo sono biologiche e relazionali.

essere umano.

Winnicott è stato un pediatra e uno psicoanalista interessato alle condizioni che consentono al bambino di divenire un essere umano, e alle strutture psichiche di trasformarsi con nuove connessioni. La sua attenzione si è concentrata sugli aspetti della psiche che presentano sempre potenzialità di sviluppo, nel bambino piccolo come nell’adulto. La teoria psicoanalitica e diverse forme di psicoterapia, come anche diversi approcci psicologici, hanno tratto notevoli sviluppi dai suoi approfondimenti clinici sulle prime fasi di vita della coppia madre-bambino e dalle analisi con pazienti borderline. Una fondazione biologica e relazionale dello sviluppo dell’essere umano costituisce il nucleo del suo pensiero.

Il bambino non esiste da solo.

Prima dei sei mesi, i bambini sanno a malapena di essere nati, Winnicott diceva che i bambini non esistono da soli, i bambini sono sempre uniti alla madre o alla persona che si prende cura di loro. Un neonato riconosce l’odore della madre in mezzo a centinaia di altri odori. Appena nato riesce a vedere la madre a 30 centimetri di distanza e si mette a fissarla. I bambini riconoscono i suoni, quelli emessi dai genitori, ma anche quelli emessi dagli altri che erano presenti durante il momento della gravidanza. Il paradosso è che non hanno idea di chi sia la loro madre.

I bambini iniziano a usare il linguaggio partendo da un gesto, da un pianto, da un urlo, e questi vengono interpretati dalla madre, non come riflessi causali che vengono dal sistema nervoso centrale, ma come un discorso, come un’intenzione. Naturalmente, all’inizio sono fondamentalmente riflessi. Però, man mano che la madre li interpreta come un linguaggio, la madre fa entrare il bambino dentro il linguaggio. Interpretare i gesti del bambino come una forma di comunicazione è ciò che trasformerà i gesti in un linguaggio riconoscibile e il soggetto in un essere umano.

Relazione e contagio.

E’ bello vedere un bambino che osserva l’espressione della madre e vedere la sua piccola bocca che imita i movimenti che percepisce nel volto e nella voce di lei. Inizia uno scambio tra di loro: <<bla, bla>>, una conversazione a turni che in seguito verrà nutrita di contenuti e parole più sofisticati.

Il modo in cui gli adulti comunicano tra di loro è spesso piatto e i bambini hanno bisogno di adulti che si approcciano alla loro esistenza con entusiasmo e passione. I bambini collegheranno la propria esistenza all’effetto che hanno sugli adulti. E’ contagioso al punto che quando un bambino vede la madre entusiasta di lui, anche lui è entusiasta di lei, come in un gioco in cui ci si imita l’un l’altro. E’ un contagio fondamentale per far entrare il bambino nella logica umana del desiderio e della relazione.

Il desiderio.

Il desiderio è molto importante per l’uomo perché ciò che ci definisce è la capacità di desiderare. La possibilità di desiderare ci definisce come specie e come individui nella nostra singolarità. Il compito più importante di un genitore è quello di portare il bambino verso questa direzione.

Tutto ciò che conta non ci lascia mai.

IDENTITA’ E PERSONALITA’

Identità e personalità “in poche parole” perché sono dei termini importanti che ricorrono spesso nel linguaggio comune e nel mio blog. Per tali motivi ho pensato che il lettore possa trarre beneficio da una breve lettura nella quale questi termini sono esposti in modo semplice, chiaro e sintetico. In aggiunta, la lettura di questo articolo può aiutare la comprensione degli altri articoli divulgativi presenti nel blog.

Identità personale e personalità nel tempo.

L’identità personale è la concezione di ciò che siamo e di come ci mettiamo in rapporto con il mondo. La personalità può essere, sinteticamente, definita come il modo in cui si sviluppa la nostra identità (vedi articolo: “La personalità: quando consultare uno psicologo…”).

Con il termine identità si è cercato di rappresentare quei passaggi evolutivi che portano al consolidamento e all’affermazione di ciò che un individuo sente di essere. Già dall’età di tre anni si sviluppa una prima concezione di noi stessi e del posto che occupiamo nel contesto in cui viviamo secondo le qualità e le capacità individuali, ma anche in base a fattori come genere sessuale, ambiente culturale e/o religioso, età e interessi. Nel tempo e nei diversi passaggi evolutivi identità e personalità possono cambiare ed evolversi.

L’individuazione, cioè il processo di “costruzione” della propria identità, inizia nell’infanzia, durante l’adolescenza i ragazzi esplorano il senso di sé e il loro ruolo nel mondo, e durante l’età adulta l’identià si sviluppa consolidandosi.

Identità sessuale.

Nella sfera sessuale il termine identità mette in rilievo quanto una persona possa rappresentarsi e confrontarsi con il contesto sociale e culturale di riferimento. In base alla definizione del termine identità, che è stata data sopra, si può pensare che una persona dovrebbe percepire chi sente di essere a prescindere dalle influenze socio-culturali, ma quando l’identità ottiene un significato preciso nella sessualità, allora il contesto socio-culturale, i pregiudizi e gli stereotipi annessi diventano così potenti da mettere in secondo piano il bisogno di sentirsi unici e irripetibili e acquista più potere l’influenza socio-culturale ed ambientale. Per approfondire il tema “identità sessuale” suggerisco un articolo presente nel mio blog al quale si può arrivare cliccando qui.

L’identità, la sua rete e i mezzi di comunicazione di massa, social e nuove tecnologie.

Il gruppo sociale e famigliare hanno molto peso nell’individuazione di un individuo e nel formare il proprio senso identitario. Spesso i gruppi, ai quali sentiamo di appartenere, rafforzano le nostre convinzioni e i nostri valori, conferendoci anche forza e autostima. Attraverso i mezzi di comunicazione di massa e le nuove tecnologie si sta rendendo più sfuocata la differenza tra io pubblico e io privato, segno che le nuove tecnologie stanno avendo un notevole peso nel modo in cui le persone “formano” la propria identità personale.

Gli stati dell’identità.

James Marcia ha postulato la teoria degli stati dell’identità, secondo la quale l’identità si sviluppa quando i ragazzi “risolvono” fasi critiche, elaborando e rappresentandosi le proprie scelte, nei vari campi della vita. Secondo Marcia ci sono quattro stati di evoluzione identitaria: diffusione, blocco, moratoria e identità realizzata. Nello stato di identità diffusa l’adolescente non è ancora impegnato verso una particolare identità e non ha stabilito un obiettivo o una prospettiva per la vita. Nello stato di blocco, adottando valori imposti o tradizionali, il giovane si impegna prematuramente verso una certa identità senza esplorare le proprie concezioni e il proprio modo di essere in divenire. Nella stato di moratoria i ragazzi esplorano diversi ruoli e opzioni pur senza essere impegnati verso una particolare identità. Infine, nell’identità realizzata esplorano diversi opzioni e impegnandosi nel raggiungere degli obiettivi e costruendo i propri valori e convinzioni risolvono i “problemi identitari”.

TU CHIAMALE SE PUOI… EMOZIONI

Trasformando una parte del testo della canzone di Battisti Mogol (“Emozioni”), prendo spunto da questa, continuo la serie di articoli per chiariscono e definiscono alcuni termini che vengono utilizzati in molti testi, articoli, interviste che trattano temi di psicologia, psicoterapia, pedagogia etc. Oggi parlo dei termini emozione, sentimento e umore.

Penso che una persona possa avvicinarsi a certi argomenti, e ad alcune esperienze che concernono i temi che tratto, se gli viene data la possibilità di capirci qualcosa in più. Ovviamente, la lettura e una conoscenza contenutistica di tali non può sostituirsi ed essere utile quanto una consulenza, o una consultazione, con un professionista. Questo è il motivo per cui scrivo dei testi in cui, semplicemente, definisco alcuni termini come ho fatto nel precedente articolo “Identità e personalità in poche parole”.

Emozioni.

Le emozioni possono essere definite come esperienze spontanee, transitorie e reattive, frequentemente accompagnate da fenomeni somatici (sudorazione, tachicardia etc.). Quindi, stati affettivi intensi di carattere acuto.

Sentimenti.

Sono emozioni che protratte nel tempo caratterizzate da una presa d’atto cosciente, piacevole o spiacevole. Alla base delle rappresentazioni psichiche ci sono i sentimenti che scaturiscono da modificazioni somatiche o da esperienze soggettive, provocate da stimoli esterni. Quindi, stati affettivi più protratti nel tempo.

Umore.

L’umore può essere definito come il tono affettivo di base che “colora” l’intera esperienza della persona. Quindi, è una disposizione o stato prolungato di tonalità affettiva di base che descrive lo stato del sé in relazione al proprio ambiente e, nella patologia, origina nel contesto di una vulnerabilità (interazione tra la predisposizione costituzionale – neurobiologica post-nascita o genetica – allo sviluppo di un certo disturbo fisico o psicologico – diatesi – e condizioni ambientali).

Emozioni e sentimenti nella consultazione, in consulenza e in psicoterapia.
Nella consultazione.

In una consultazione richiesta per avvalersi di un trattamento psicoterapeutico, o di un sostegno psicologico, si può fare chiarezza rispetto le emozioni e i sentimenti implicati nella situazione che ha portato alla richiesta della consultazione. Nel contesto della consultazione, lo psicologo psicoterapeuta, implicitamente, comprenderà anche il tipo e l’organizzazione di personalità della persona che ha chiesto il suo intervento, come comprenderà limiti e risorse di questa. In relazione a tutto ciò, e alla domanda d’aiuto che gli è stata fatta, proporrà un certo tipo di intervento psicologico o psicoterapeutico.

Nella consulenza.

Anche in una consulenza, sicuramente, si chiariscono le dinamiche psichiche ed emotive che hanno portato alla consulenza, ma in questa, a differenza della consultazione, la persona (o persone) che si rivolge allo psicologo non si rivolge, in prima battuta, per valutare la possibilità di avvalersi in prima persona di un intervento psicoterapeutico. Un esempio può essere la consulenza chiesta da due genitori per le difficoltà del figlio e/o per le difficoltà che questi stanno vivendo con lui. In questa situazione non stanno chiedendo, direttamente ed esplicitamente, una terapia per loro o per uno di loro due, ma ciò non esclude che durante gli incontri di consulenza possa venire alla luce che le difficoltà del figlio possano essere anche reattive ad un loro modo di intendere ed espletare la funzione genitoriale- educativa, oppure reattive a delle loro difficoltà di coppia e attraverso la consulenza potrebbero accettare di essere in crisi e magari risolverla con l’aiuto opportuno;  altresì potrebbe essere che uno dei due stia vivendo una condizione di sofferenza soggettiva, che incide negativamente sulla famiglia, e valutare la possibilità di avvalersi di una psicoterapia personale senza escludere del tutto la famiglia dal lavoro psicoterapeutico. Come è anche possibile che sia solo il figlio ad avere bisogno di un intervento psicologico e che i genitori possano essere coinvolti in colloqui periodici educativi, di condivisione, monitoraggio e verifica rispetto all’intervento rivolto al figlio. Ovviamente, in questi incontri non si esplicitano i dettagli e i contenuti delle sedute tra minore e psicologo.

Nella psicoterapia.

In una psicoterapia si ha la possibilità di lavorare rispetto ad un cambiamento della propria personalità e ciò inciderà sulla propria tonalità affettiva di base, ossia l’umore. Ovviamente, si passerà attraverso le emozioni e i sentimenti. Nella sezione “articoli” del sito, come anche in altre parti dello stesso, sono presenti altri testi che concernono la psicoterapia e per tale motivo non mi dilungo a scriverne in questo articolo.

Sicuramente, riuscire a permettersi di vivere le proprie emozioni, non solo sulla pelle e nel corpo, ma riconoscendole, pensandole e trasformandole in parole, in comportamenti pensati, in sentimenti, incide in modo positivo sullo stato di salute di ognuno di noi. E’ da questa consapevolezza che è nato il titolo di questo articolo “tu chiamale se puoi … Emozioni”, perché quello di poter vivere e riconoscere le emozioni è una possibilità e un potere che le persone possono avere. In uno stato di salute ciò avviene spesso e in modo “naturale”, mentre negli stati di sofferenza tale capacità viene meno e la psicoterapia può ripristinare tale capacità.

LE PERSONALITA’.

identità e personalità in adolescenza
LA PERSONALITà.

La “personalità” può essere definita come un insieme di modalità relativamente stabili di pensare, sentire, comportarsi e mettersi in relazione con gli altri. Con “pensare” non si intende solo i sistemi di credenze e il modo in cui attribuiamo significato a noi stessi e agli altri, ma con “pensare” si fa riferimento anche ai valori morali e agli ideali.

Anche se la personalità conserva, nel tempo, significativi elementi di stabilità e continuità, la personalità non è fissa e immutabile, ma evolve lungo l’arco della vita. Ad essere stabile non è il comportamento di per sé, ma le dinamiche psicologiche che possono essere attivate o rimanere silenti in una data circostanza.

Di cosa ha bisogno la persona.

 Il concetto di personalità diventa più semplice da comprendere scrivendo che la personalità riguarda ciò che uno è piuttosto ciò che uno ha, quando “ha” è inteso come disturbo.

Indipendentemente dai sintomi, o dai disturbi e dalle difficoltà, con cui le persone si presentano allo psicologo, nel corso della psicoterapia, finiscono per rendersi conto che le loro difficoltà sono intrinsecamente legate a come sono loro. La persona che si rivolge ad uno psicologo psicoterapeuta ha bisogno di essere aiutato a comprendere il proprio funzionamento psicologico come sistema generale e perché è ripetutamente vulnerabile a un certo tipo di sofferenza. Nel corso del trattamento la persona comincia a rendersi conto che in determinate circostanze ripropone e attiva dinamiche psicologiche (funzionamenti psichici) di cui prima non era consapevole e che lo portavano a comportamenti (vari) che gli procuravano sofferenza e/o difficoltà relazionali e/o sintomatologie di varia natura.

La personalità non è un disturbo.

Ogni persona ha uno stile/tipo di personalità e il termine “disturbo” è una convenzione linguistica con cui i clinici indicano un grado di gravità e rigidità che compromette il comportamento e causa sofferenze o difficoltà. Per esempio, una persona può avere uno stile narcisistico senza necessariamente avere un disturbo narcisistico di personalità (Mc Williams, Lingiardi, 2018).

Quando ciò che sei ti procura sofferenza e difficoltà.

Un criterio che porta i clinici a utilizzare la convenzione linguistica “disturbo”, è l’evidenza del fatto che un certo modo di funzionare causi un disagio significativo all’individuo stesso o agli altri, sia stabile nel tempo e faccia parte della propria esperienza al punto da non ricordare di essere stato differente o immaginare di poterlo essere. Molte persone con una patologia della personalità non sono consapevoli della loro caratteristiche problematiche, o non se ne preoccupano, e spesso si rivolgono ad uno psicologo perché spinti da qualcun altro. Altri cercano spontaneamente la psicoterapia, non per motivi che riguardano la personalità, bensì per qualche disagio specifico e circoscritto, tra cui ansia, depressione, disturbi alimentari, sintomi somatici, problemi relazionali, traumi, fobie, comportamenti autolesivi, compulsioni (Mc Williams, Lingiardi, 2018).

La psicoterapia.

Ai fini di una psicoterapia che possa efficacemente cambiare aspetti fondamentali del funzionamento psicologico, comprendere un individuo nel suo complesso e secondo le sue traiettorie evolutive può essere più importante che classificare il sintomo di cui soffre o padroneggiare specifiche tecniche terapeutiche (American Psychological Association, 2012; Norcross, 2011). Dunque, un terapeuta capace che conduce un colloquio clinico non solo valuta i sintomi del paziente, il suo stato mentale e il contesto socioculturale in cui si è sviluppato il problema, ma cerca anche di tenere in considerazione la personalità, i punti di forza e di debolezza e i principali temi strutturali.

Bibliografia

American Psychological Association (2012). Riconoscimento dell’efficacia della psicoterapia. Tr.it in Psicoterapie e scienze umane, 3, XLVII, 2013, 407-422.

Lingiardi, V., & Mc Williams, N. (2015). The Psychodinamic Diagnostic Manual – 2nd ed. (PDM-2). World Psychiatry, 14(2), 237-239.

Norcross, J. C. (a cura di) (2011). Quando la relazione psicoterapeutica funziona (vol. 1 e 2). Tr. it. Roma: Sovera Edizioni 2012.