Disturbi sessuali e disfunzioni sessuali

disturbi sessuali e disfunzioni sessuali

I disturbi sessuali vengono comunemente suddivisi in tre categorie distinte:

• Disfunzioni sessuali (disturbi che ostacolano o impediscono il rapporto sessuale);

• Parafilie

• Disforie di genere

Le disfunzioni sessuali sono un gruppo eterogeneo di disturbi tipicamente caratterizzati da un’anomalia, clinicamente significativa, nella capacità di una persona di avere reazioni sessuali o di provare piacere sessuale (DSM-5). Le specifiche disfunzioni sessuali vengono trattate in diversi articoli e post, alcuni già presenti nel sito.

La tabella che segue è tratta dal seminario tenuto dal professor Sungur “Terapia di coppia e sessuale”, 2015.

DSM-5

La nosografia internazionale di riferimento è rappresentata dal Manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association giunto alla quinta edizione (DSM-5). Le disfunzioni sessuali comprese nel DSM-5 sono le seguenti:

  • eiaculazione ritardata
  • disturbo erettile
  • disturbo dell’orgasmo femminile
  • disturbo del desiderio sessuale e dell’eccitazione sessuale femminile
  • disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione
  • disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile
  • eiaculazione precoce
  • disfunzione sessuale indotte da sostanze/farmaci
  • disfunzione sessuale con altra specificazione
  • disfunzione sessuale senza specificazione

Una diagnosi di disfunzione sessuale richiede di escludere problematiche che sono meglio spiegate da un disturbo mentale non sessuale (per es., disturbo depressivo o bipolare, disturbo d’ansia, disturbo da stress post-traumatico, disturbo psicotico), allora dovrebbe essere posta solo la diagnosi di tale disturbo (DSM-5).

Le cause delle disfunzioni sessuali di natura fisica sono:

  • • squilibri ormonali (soprattutto nelle donne in età vicina alla menopausa);
  • • il diabete;
  • • l’abuso prolungato di alcol (entrambi legati alle disfunzioni erettili negli uomini);
  • • disturbi neurologici;
  • • effetti collaterali di alcuni farmaci.

Le cause più comuni delle disfunzioni sessuali sono di natura psicologica:

  • • l’ansia da prestazione;
  • • il timore della gravidanza o della trasmissione di malattie virali;
  • • la depressione;
  • • le idee distorte relative al sesso;
  • • i pregiudizi di tipo religioso o morale;
  • • problemi relazionali;
  • • senso di inadeguatezza.

Le dinamiche della coppia hanno un impatto importante nella vita sessuale. È necessario escludere, con esami medici specifici, la presenza di eventuali disfunzioni organiche. Accertata la funzionalità fisica degli organi, il problema dovrà essere affrontato sul piano psicologico: la psicoterapia permette di superare questo tipo di problemi. Nella terapia sessuale il terapeuta facilita l’abilità del cliente a scoprire e incrementare soluzioni efficaci alla difficoltà che si presentano.

Il trattamento delle disfunzioni sessuali

La prognosi delle disfunzioni sessuali è molto buona. È stato dimostrato che i migliori risultati derivano proprio dalle psicoterapie psicodinamiche e dall’applicazione delle tecniche di terapia cognitivo comportamentale ad ogni specifico disturbo, combinate con una ristrutturazione cognitiva dei pensieri disfunzionali legati al sesso. Tali tecniche consistono in esercizi volti ad ottenere un riaddestramento graduale alle abilità compromesse.

Condizionamento reciproco tra pensieri ed emozioni nel mantenimento del sintomo sessuale

Non riconoscere il significato di una vergogna, di un’ansia o anche della rabbia che precede o sorge durante un’attività sessuale costituisce il meccanismo di base del disagio sessuale. Vergogna e rabbia sono alcune delle emozioni che possono avvenire in concomitanza con processi cognitivi (pensieri, immagini, ricordi) che influenzano l’attività sessuale provocando un circolo vizioso di mantenimento del sintomo stesso (Rossetto, 2018).

La sessualità è un evento psicosomatico

Nella cultura medico sanitaria la funzione sessuale può essere spesso ricondotta al funzionamento di altri organi corporei. Questa cultura porta alla ricerca di soluzioni che riparino il “guasto” nell’organo in presenza di una disfunzione sessuale. Per alcune percezioni o specificità sensoriali come udito, vista e olfatto esistono apparati periferici specifici e differenziati (Imbasciati e Buizza, 2011), ciò non vale per la sessualità: studi della neurofisiologia confermano l’assenza di recettori specifici del piacere negli organi genitali, sono invece presenti reattività sensoriali di tipo tattile termico e dolorifico.

Clinica e sessualità

Il cervello non opera per riflessi, ma opera con processi complessi derivanti dalla storia affettivo-sessuale e dal contesto situazionale che verrà a crearsi.

Non riconoscere e di conseguenza non regolare le dinamiche emotive, attribuire distorti significati alle proprie e altrui emozioni, costituiscono, in molti casi, il nucleo causale di differenti sintomatologie cliniche (Nemiah Sifenos, 1970). Da un punto di vista clinico, quando una persona prova un disagio, un disturbo o è insoddisfatta nelle sue funzioni sessuali, occorre conoscere i le dinamiche e i meccanismi emozionali esperiti nella storia della sua vita sessuale. Ovviamente c’è bisogno di escludere la presenza di patologie della sfera organica che potrebbero essere alla base del disturbo (screening uro-andrologico e ginecologico).

Terapia focalizzata sul disturbo sessuale e la psicoterapia

La Terapia focalizzata sul disturbo sessuale deve tenere conto della storia affettivo/emotiva delle persone e del loro grado di conoscenza e riconoscibilità delle proprie emozioni. Nella psicoterapia si tiene conto di ogni ambito della vita delle persone e il disturbo sessuale rappresenta uno dei diversi punti critici dello scompenso. In entrambi i casi il clinico ha sempre un quadro della personalità del paziente e del suo funzionamento.

Bibliografia

Imbasciati A. e Buizza C. (2011), L’emozione sessuale, Napoli, Liguori.

Nemiah J. C. e Sifenos P.E. (1970), Affect and fantasy in patients with psychomatics disorders. In O. Hill (a cura di), Modern trends in psychomatic medicine, vol. 2, Londra, Butterworths.

Rossetto M. (2018), Le terapie delle problematiche dell’eccitazione sessuale, Trento, Erickson.

L’IMPORTANZA DEL GIOCO PER L’ESISTENZA UMANA.

Anche questa volta faccio riferimento a Donald Winnicott, come ho già fatto in altri testi presenti nel mio sito, per introdurre il gioco: <<il gioco è universale e appartiene alla sanità, il gioco porta alle relazioni di gruppo […] il gioco facilita la crescita […] mentre gioca, e forse soltanto mentre gioca, il bambino o l’adulto è libero di essere creativo>> (Winnicott, 1974). L’originalità di Winnicott è stata quella di inserire il gioco in un’area definita transizionale, ossia, <<un’area d’esperienza sospesa tra la realtà e la fantasia, tra soggettivo e oggettivo>> (Winnicott, 1974).

 Di seguito viene presentato il gioco in diversi vesti e contesti privilegiando l’area transizionale che questo permette di “vivere”.

Il gioco nell’area transizionale.     

Il termine “transizionale” indica un passaggio (transizione) e una <<permeabilità del nostro mondo psichico, popolato da paure, fantasie e desideri, rispetto alla realtà esterna che invece è fatta di “cose concrete”. Con il gioco i bambini possono manifestare “fuori” quello che hanno “dentro”, condividendolo inconsapevolmente con chi gioca con loro>> (Tonioni, 2011), anche la psicoterapia psicodinamica infantile si svolge così.

I bambini hanno bisogno di qualcuno che giochi con loro prima di imparare a giocare da soli, è di primaria importanza <<che in origine ci sia un adulto (di solito la madre) disposto a partecipare attivamente ai gesti spontanei o alle iniziative del bambino. Si comincia con “bu, bu, settete!”, per passare a interazioni sempre più complesse, fino al raggiungimento di un rapporto di solida fiducia con l’ambiente circostante, del quale diventa possibile accettare “buone regole”. Giocando si impara a usare oggetti in rappresentazione di altri perché investiti di significato simbolico: una forchetta diventa… un pettine, un bastoncino… una bacchetta magica! Attraverso il gioco un bambino si sente vivo perché mentre gioca è se stesso (“costruisce” e “scopre” se stesso e il “proprio ambiente); così facendo agisce in modo creativo sull’ambiente, modificandolo e lasciando un’impronta di sé>> (Tonioni, 2011).

Il gioco e il giocattolo nella psicoterapia e in generale.

<<I bambini si trovano a vivere una situazione di costante dipendenza, di urgenza di grandi bisogni, e di grandi emozioni; hanno costantemente paura che i loro bisogni rimangono insoddisfatti, paura dei loro bisogni proiettati all’esterno>> (Ferro, 1992).

I bambini temono che i propri sentimenti, paure, emozioni, istinti siano incontenibili, che esista il rischio di esserne travolti, mentre il gioco, come anche le favole, mostrano loro che, anche nelle situazioni temute come catastrofiche o irrimediabili, è possibile trovare una soluzione. Come? Se consideriamo la comparabilità gioco-simbolo, sarà solo dall’incontro di questo (gioco) con quel singolo bambino, in quel momento, e poi con quell’altro in quell’altro momento, che si avranno tanti significati, tanti sensi differenti quanto diversi sono i vari bambini e le esperienze emotive, o meglio le necessità emotive proprie del singolo bambino, aggiungerei in quell’incontro (Ferro, 1992). Con queste parole ho descritto l’aspetto di insaturità del gioco che vale sia nella stanza di psicoterapia, sia in generale. Se un gioco, o un giocattolo (come anche un’interpretazione), è già saturo di significato, magari dato dall’adulto che gioca con lui, il bambino rimane “vittima” del gioco stesso; mantenere insaturo il gioco (e l’interpretazione) evita tale rischio. Non si tratta di qualcosa da scoprire attraverso il gioco, o di qualcosa da scoprire qualcosa per mezzo dell’interpretazione (nel caso della psicoterapia con l’adulto), ma di qualcosa che deve essere costruito nella relazione attraverso una sintonizzazione che consente un’espansione della mente e della pensabilità.

Gioco, presenza mentale e narrazione.

<<Il giocattolo da solo può aiutare il bambino a rappresentare, a tentare di trovare soluzioni per i propri conflitti, ma è solo la presenza mentale di qualcun altro (come per le favole la presenza del narratore!) che giochi con lui che consente che il gioco sia pienamente trasformativo di angosce. E’ l’accoglimento degli stati mentali ed emotivi presenti durante il gioco che consente le trasformazioni più profonde>> (Ferro, 1992).

Il giocattolo si pone come un pre-testo di una narrazione che si svilupperà nel gioco condiviso, gioco che può essere inteso come “esperimento semiotico e conoscitivo” (Betolini et al., 1978).

L’introiezione di una mamma da parte del bambino (introiezione, semplificando, significa portare nella mente una rappresentazione, con l’affetto corrispondente, della madre) <<che sappia raccontare favole, o partecipar al gioco del bambino, consente sempre più che egli possa sia “giocare da solo”, narrandosi quanto gli accade dentro, prendendone le distanze, trovando soluzioni, sia fare lo stesso con altri bambini; inoltre il tutto sarà creativo se continuerà ad essere disponibile un’”agenzia di accoglimento di quelle ansie e angosce” che potranno esserci in certi momenti del gioco […]>> (Ferro, 1992).

Il gioco negli adulti.

Anche noi adulti giochiamo, se ce lo permettiamo e permettercelo in alcuni casi non è così scontato. Noi adulti giochiamo, nell’ambito del nostro vivere quotidiano, quando per esempio sentiamo che la pausa per il caffè, o altri momenti di svago, fantasticherie o distrazioni, sono funzionali allo svolgimento del nostro lavoro. <<Se la risata o lo scherzo con un collega sono avvertiti come bisogni che non riusciamo a procrastinare, allora stiamo giocando […]. Giocare offre una soddisfazione intrinseca all’attività stessa, la sensazione di agire e di esserci nel mondo, la percezione di sé e delle proprie capacità e abilità, è un canale preferenziale per far emergere emozioni e condividerle con l’altro. Il gioco non è solo un atto in sé ma una sequenza comportamentale che permette, primariamente al bambino (ma anche all’adulto), di fare esperienza e così di costruire il suo parere e la sua sicurezza>> (Tonioni, 2011).

Il gioco nella sessualità.

Anche la sessualità può essere intesa come gioco, nel senso che coinvolge la mente (fantasie, desideri), l’intesa mentale, la corporeità dei partner e la relazione tra i due. In questa accezione anche la sessualità è un canale per far emergere emozioni e condividerle con l’altro, quindi è anche un canale comunicativo e un’area transizionale dove si ritrovano molte vicende importanti della coppia: sentimenti, intesa, intimità, gestione dell’aggressività, negoziazione, attrazione, condivisione etc.

Un’area transizionale dei due partner in cui spazio e tempo assumono significati che vanno oltre la semplice concretezza e dove i due oscillano tra individualità e dualità. L’alternanza tra l’appagamento per il proprio piacere personale e quello provocato nell’altro è fondamentale per una buona intesa di coppia.

Ogni coppia può trovare il proprio spazio e il proprio tempo e liberare la propria creatività, personale e condivisa, e costruire un proprio modo di fare l’amore inserendo gli elementi che vuole (piacevoli, originali, nuovi), alternando tenerezza, passione consuetudini, sex toys e così via pur sempre nel pieno rispetto di desideri reciproci e della complessità dell’essere.

Il gioco on line.

Due parole le voglio dedicare anche al gioco on line giusto per dire che molti degli aspetti del gioco a cui ho accennato sono importanti anche nel gioco on line, <<tuttavia in quest’ultimo spesso vengono a mancare gli aspetti di espressione e condivisione dei contenuti emotivi, la creatività intesa come creazione di scenari o nuovi giochi usando solo la fantasia, l’opportunità di fare esperienze reali e mettere alla prova le proprie risorse, abilità e idee>> (Tonioni, 2011)

Conclusione.

Sintetizzando, il gioco permette di esistere creativamente sviluppando capacità e abilità soprattutto in relazione con l’altro. In questo senso il gioco è importante per l’esistenza umana in un’area sospesa tra soggettivo e oggettivo, tra fantasia e realtà. Questo tipo di esistenza permette lo sviluppo della mente, della pensabilità di ciò che ci accade e delle relazioni. In condizioni di crescita e sofferenza <<Il giocattolo da solo può aiutare il bambino a rappresentare, a tentare di trovare soluzioni per i propri conflitti, ma è solo la presenza mentale di qualcun altro (come per le favole la presenza del narratore!) che giochi con lui che consente che il gioco sia pienamente trasformativo di angosce. E’ l’accoglimento degli stati mentali ed emotivi presenti durante il gioco che consente le trasformazioni più profonde>> (Ferro, 1992).

Termino questo testo inserendo il video con un bambino che sogna il gioco, sogna di giocare con un qualcuno importante, nonostante viva una situazione oggettiva che potrebbe uccidere la fantasia, il sogno, la creatività, la mente e la vita ma sono proprio la mente e la fantasia che gli permettono di sopravvivere e “sognare” insieme alla presenza di qualcuno che è lì per lui e con lui.

Video

DESIDERIO SESSUALE E INIBIZIONE DEL DESIDERIO SESSUALE.

Definizione ed etimologia.

Il desiderio sessuale può essere considerato come uno stato psicocorporeo, di variabile intensità, regolato da diversi fattori innati ed esperienziali, che induce la sensazione del bisogno di vivere la sessualità e che può essere disturbato da diverse interferenze, di tipo fisico o psicologico. Il desiderio sessuale è influenzato dall’equilibrio dei meccanismi di attivazione e inibizione, dai fattori ormonali e da fattori esterni, come il profumo, il tatto, la vista. Il desiderio ha radici biologiche ma prende forma, per direzione e intensità, dagli stimoli presenti e dalle esperienze passate.

Il desiderare può essere considerato come una tensione diretta al raggiungimento dell’oggetto del desiderio. Il termine “oggetto” non ha il significato di “cosa” come nel linguaggio comune ma si usa per indicare la persona con cui il soggetto si mette in relazione. Se questa tensione giunge al suo obiettivo, ne consegue un senso di appagamento e gratificazione oppure, in caso contrario, possono emergere sentimenti di dolore e frustrazione.

La parola desiderio è composta dalla particella de- e dal sostantivo -sidera: de- può avere un valore sottrattivo, di allontanamento, di assenza; mentre sidera è il plurale di sidus, ovvero “stella”. Potremmo quindi dire che desiderio voglia dire “cessare di vedere le stelle” o “constatare l’assenza di stelle”. <<Il latino de siderea (senza astri) definisce il rapporto con l’oggetto, quale elemento fondamentale perché il desiderio possa esistere. La leggenda narra di un auruspice, che, osservando gli astri e traendo da questi le proprie profezie e ricavando da ciò stima e potere, quando il cielo era coperto da nuvole (de siderea), si trovava impotente a compiere le proprie funzioni divinatorie. Ed era proprio in queste circostanze che l’auruspice sentiva nascere in sé il desiderio delle stelle, così che, potendole di nuovo rivedere, senza l’ostacolo delle nuvole, avrebbe potuto ricominciare a svolgere il proprio compito. Questa origine del termine è certamente innestata sulla certezza dell’auruspice che le nubi, prima o poi, si sarebbero diradate tanto che l’oggetto del suo desiderio (gli astri) si sarebbe ripresentato presto>> (Manara, 1997).

L’inibizione del desiderio sessuale.

 Si può parlare di una generale e persistente inibizione del desiderio quando questa non è causata solo da fattori organici e non è il sintomo di sindromi psichiatriche. Bisogna precisare che vi possono essere dei fattori fisiologici che intervengono negativamente sul desiderio sessuale: un basso livello di testosterone, dovuto a farmaci, a stati psichici, all’invecchiamento o ad altri ormoni antagonisti può causare una riduzione del desiderio sessuale; alcuni stress particolarmente forti possono provocare una depressione fisiologica del funzionamento sessuale; alcuni farmaci, come i narcotici, alte dosi di alcool o sedativi e alcuni farmaci contro l’ipertensione possono inibire il desiderio sessuale come anche tutti gli interventi che colpiscono l’anatomia e la fisiologia dei centri surrenali del cervello.

Le problematiche del desiderio sessuale possono essere divise in primarie e secondarie, globali o situazionali. L’inibizione del desiderio sessuale primaria è piuttosto rara, in quanto si tratta di un assoluta mancanza di interesse sessuale. Di solito ha un’origine costituzionale oppure si va a collocare inquadri psicopatologici complessi come la schizofrenia e la depressione cronica, o nel contesto di una grave malattia organica. La forma secondaria è caratterizzata dalla perdita del desiderio dopo un normale sviluppo sessuale del soggetto, che può comparire in fasi particolarmente complesse o stressanti. L’inibizione del desiderio sessuale è globale quando la persona non ha più alcun interesse per la sessualità, per esempio non ha più fantasie erotiche, e nel caso si tratti di un uomo, non ha erezioni mattutine. Di solito questa forma invalidante di inibizione sessuale si trova negli stati depressivi e nelle gravi malattie organiche. Si parla di inibizione del desiderio situazionale quando la persona prova desiderio solo in situazioni di maggiore sicurezza, rappresentata di solito da un partner meno adatto e meno attraente; un esempio può essere quello di un uomo che riesce ad avere rapporti sessuali solo con prostitute e non con la donna che stima e con cui vorrebbe instaurare un legame forte ed intimo.

Diagnosi.

La diagnosi deve tenere conto, come sempre, della personalità dell’individuo e del suo contesto di vita in un’ottica biopsicosociale. In genere, per fare diagnosi di disturbo di inibizione sessuale ci si deve basare sulla deduzione e sul confronto fra l’esperienza del paziente e quella che si ritiene una normale frequenza del desiderio sessuale, in relazione all’età, la professione, al sesso e allo stile di vita della persona portatrice del disagio.

I disturbi del desiderio sessuale secondo il DSM – 5.

Il Manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM), arrivato alla quinta versione (DSM-5) e utilizzato prevalentemente per la diagnosi in psichiatria, inserisce i disturbi del desiderio sessuale all’interno della categoria dei disturbi relativi all’interesse, al desiderio e all’eccitazione sessuali e comprende tre disturbi relativi a queste aree. Il disturbo del desiderio sessuale e della eccitazione sessuale femminile si riferisce alla persistente carenza di interesse (fantasie o impulsi sessuali), di eccitazione fisiologica o soggettiva. Per gli uomini le diagnosi incluse nel DSM 5 considerano separatamente interesse sessuale ed eccitazione. Il disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile si riferisce alla carenza o all’assenza di fantasie e impulsi sessuali.

I disturbi del desiderio secondo il PDM-2.

Il manuale diagnostico psicodinamico, arrivato alla sua seconda versione (PDM 2), è un sistema di classificazione che permette una struttura diagnostica che cerca di considerare il funzionamento globale di un individuo, considerandone i pattern emozionali, cognitivi e sociali nella profondità così come nella superficie, enfatizzando sia le variazioni individuali sia gli aspetti comuni.

La struttura diagnostica formulata con il PDM 2 permette di descrivere sia il funzionamento sano della personalità sia il funzionamento disturbato con attenzione ai profili individuali del funzionamento mentale e ai pattern sintomatici.

La classificazione utilizza un approccio multidimensionale proponendo una valutazione diagnostica articolata in tre Assi o dimensioni: l’Asse P classifica i pattern e i disturbi di personalità, l’Asse M arricchisce la classificazione permettendo la descrizione del funzionamento mentale e, infine, l’Asse S completa l’assessment attraverso la considerazione dei pattern sintomatologici, con un’enfasi sull’esperienza soggettiva del paziente.

Nell’asse S sono comprese le disfunzioni sessuali.

L’inibizione del desiderio sessuale dal punto di vista intrapsichico, cognitivo e relazionale.

Le persone con un basso livello di desiderio sessuale sembrano non provare interesse nei confronti del sesso e in situazioni in cui normalmente si potrebbe provare desiderio, possono arrivare a provare sensazioni negative come irritazione, ansia o disgusto. Possono arrivare ad evitare situazioni che potrebbero metterle nelle condizioni di avere un rapporto sessuale o a ricercarle per soddisfare bisogni secondari, come la ricerca di calore o il non voler frustrare il partner. Mettono in atto una soppressione attiva, anche se inconsapevole, del desiderio: sviluppano massicce difese rispetto la sessualità e reprimono la propria carica erotica anche in situazioni sessualmente molto stimolanti. Si ha una sorta di allarme psicosomatico per cui viene evitata ogni esperienza in cui il piacere sessuale può rappresentare una minaccia.

Dal punto di vista intrapsichico, il desiderio e il piacere sessuale trovano origine dalla rassicurazione interiore di fronte all’angoscia di poter distruggere qualcosa e dall’allontanamento della sessualità da connotati di minaccia. Il desiderio rappresenta una minaccia per cui la soluzione attuata rispetto la sensazione di pericolo è cercare di non provare desiderio.

Da un punto di vista cognitivo l’apprendimento gioca un ruolo importante: il bambino impara a reprimere la propria sessualità e a sentirsi in colpa quando prova piacere, se le risposte e gli atteggiamenti della famiglia sono in questo senso frustranti e colpevolizzanti.

Sul piano relazionale un importante ruolo è rivestito dalla paura dell’intimità; questa può essere temuta (ma su un piano intrapsichico inconsapevole può essere, allo stesso tempo, molto desiderata) tanto da boccare ogni slancio verso di essa, per cui viene preferita l’assenza di tensione, di angoscia e di vitalità.

Il piacere e la norma.

Il desiderio può esistere e accrescersi solo su una prospettiva relazionale del piacere, in base alla quale quanto più la persona può prendere dal rapporto calore attenzione, tanto più potrà esprimere desiderio e piacere. L’inibizione del desiderio sessuale è una sorta di silenzio psicosomatico, ricerca di un anonimato che mette al riparo dal timore che i propri bisogni di accettazione e accoglienza non vengano esauditi e dall’incredulità che possano mai esserlo. A volte ciò che viene temuto è il proprio successo sentimentale, per cui provare desiderio e piacere con un partner amato e stimato è considerato difficile, se non impossibile da sostenere, in quanto significherebbe doversi mettere in gioco profondamente. A volte la preoccupazione per il piacere del partner e l’incapacità di comunicare i propri bisogni conducono la persona ad evitare le sensazioni erotiche al fine di mettersi al riparo dalla frustrazione. Oppure il ripetersi di esperienze spiacevoli e poco gratificanti può portare ad una crescente insofferenza nei confronti del rapporto sessuale. Infine c’è anche un piano normativo che gioca un notevole ruolo nel modo di vivere la propria sessualità. L’apparente maggiore libertà, piuttosto che attenuare le problematiche precedenti, ne ha aggiunte, o sostituite, altre.

La vera libertà, infatti, si può raggiungere solo quando l’individuo raggiunge la consapevolezza delle proprie potenzialità e riesce ad affrancarsi totalmente dai condizionamenti e dalle repressioni. In un momento storico in cui ogni livello d’esistenza rischia di essere inquadrato in schemi rigidi, l’esperienza sessuale rappresenta qualcosa di estremamente temibile, ma nel contempo costruttivo, proprio perché non può essere inquadrata in tali schemi. La perdita di controllo che caratterizza il rapporto sessuale è fonte di timore per chi si sente costretto a programmare e controllare la propria vita sulla base di richieste interne ed esterne. Tuttavia, è proprio nella perdita di controllo, nell’entrare ed uscire dalla relazione, che risiede la particolarità dell’espressione della sessualità. Entrare ed uscire dalla relazione proprio per sperimentare la presenza di un’assenza e il desiderio di una presenza che è ciò che contraddistingue il desiderare.

Le terapie.

L’inibizione del desiderio sessuale è spesso associata ad una vera e propria fobia nei confronti di qualsiasi contatto fisico, che può sfociare in attacchi di panico o in ansia generalizzata che rendono impossibile affrontare di petto la problematica sessuologica. L’ansia anticipatoria che porta queste persone ad evitare ogni situazione che potrebbe porli di fronte ad ansia o panico rende improponibile il trattamento sessuologico standard. Potrebbe essere utile abbinare alla psicoterapia (necessaria per lavorare sui disturbi d’ansia, depressivi o sulle fobie) una terapia farmacologica, man mano che i farmaci hanno effetto vengono ridotti gradualmente e viene associata anche la terapia sessuologia che può essere inserita nella psicoterapia, se lo psicoterapeuta è competente rispetto i disturbi della sessualità. L’approccio terapeutico deve essere graduale e deve rispettare le esigenze i timori del paziente. È molto importante che vi sia la collaborazione del partner e che non vi siano eccessivi tentativi di boicottaggio di un cambiamento che a volte appare più difficile di uno pseudo-equilibrio. Lo scopo di questo tipo di intervento è quello di portare il paziente a non inibire gli impulsi sessuali, a farli emergere con naturalezza, raggiungendo un nuovo e più funzionale equilibrio.

Bibliografia.

Lingiardi, V., & Mc Williams, N. (2015). The Psychodinamic Diagnostic Manual – 2nd ed. (PDM-2). World Psychiatry, 14(2), 237-239.

Manara F., “I disturbi del desiderio”. In: Simonelli C. (A cura di), Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali”, FrancoAngeli, Milano, 1997, 19-35.

Simonelli C., (2002), “Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali”, Franco Angeli, Milano.

LA SANA DIPENDENZA RECIPROCA.

La cultura occidentale considera la dipendenza come patologica e esalta il senso di autosufficienza e separatezza, al contrario, grazie alle ricerche e all’attività clinica in psicologia, psicoanalisi e in sessuologia possiamo sostenere che non esiste una completa indipendenza. Secondo Winnicott <<la salute psichica potrebbe essere considerata come la capacità di impegnarsi in situazioni di dipendenza reciproca>> (Winnicott, 1974).

La dipendenza reciproca nelle relazioni di coppia.

Nelle relazioni di coppia, ciascun partner può, almeno sul piano ideale, tollerare l’ansia d’essere dipendente dall’altro e anche di essere l’oggetto della dipendenza dell’altro.

In molti casi bisogna imparare a tollerare questo tipo d’ansia e ci si può lavorare sia livello individuale, sia a livello di coppia. In altri brevi articoli divulgativi ho sviluppato come si lavora a livello individuale attraverso la psicoterapia, o attraverso un counselling. In questo articolo accenno al lavoro da fare con la coppia.

Le reazioni emotive nella coppia.

La relazione di coppia può generare nei singoli individui reazioni emotive positive e negative. Accenno a due reazioni emotive negative che sono più frequenti nelle coppie. Queste due reazioni sono, a volte, in relazione tra loro e spesso la coppia non è consapevole. Queste due reazioni negative sono: la rabbia e l’ostilità verso il partner, la paura del rifiuto e dell’abbandono. Tali reazioni emotive sono all’origine di alcune dinamiche di coppia come: difficoltà o incapacità di stabilire fiducia e intimità reciproca, difficoltà di comunicazione, delusioni del “contratto matrimoniale”, lotte di potere tra i partner.

Psicoterapia di coppia.

Con l’aiuto di uno psicoterapeuta è importante che la coppia acquisisca la consapevolezza delle dinamiche di coppia problematiche. L’attenzione è posta sulla modifica delle modalità comunicative e di espressione emotiva, al fine di produrre dei cambiamenti nella relazione che permettano ai due partner di uscire dalle modalità relazionali disfunzionali.

In caso di disfunzione sessuale.

Come scritto in altri articoli, la terapia sessuale, o mansionale integrata, è il tipo di trattamento indicato. All’interno di una psicoterapia per la coppie che presentano delle disfunzioni sessuali è anche possibile lavorare sugli aspetti interpersonali senza rifarsi esclusivamente agli aspetti dell’intimità sessuale all’interno della relazione, quindi, anche senza utilizzare le mansioni (“compiti”) che la coppia attua, in privato, nell’intimità della propria abitazione (le mansioni vengono utilizzate nella terapia mansionale integrata). David Schnarch (psicologo) sostiene che il punto fondamentale è risolvere il bisogno di differenziazione personale e di autoconvalida. Le disfunzioni sessuali sono sintomatiche di una mancanza, o di una perdita, di differenziazione all’interno della relazione: ognuno dei due partner può tendere a convalidare se stesso dal punto di vista emozionale attraverso la reazione dell’altro.

Differenziazione e il ruolo dell’ansia nella psicoterapia.

La differenziazione è il processo attraverso il quale diventiamo più “autenticamente” noi stessi, mantenendoci in relazione con chi amiamo. La differenziazione, essendo un processo, non è definitiva e non è una caratteristica. Negli approcci tradizionali della terapia sessuale si parla spesso di eliminazione o riduzione dell’ansia, quando invece l’obiettivo dovrebbe essere una tolleranza dell’ansia durante il processo di differenziazione.

IL POTERE LIBERATORIO DELLE FANTASIE SESSUALI E DELL’IMMAGINARIO EROTICO.

Le fantasie sessuali sono immagini mentali orientate alla stimolazione di sensazioni sessuali, sono state definite da diversi psicologi e psicoanalisti “zone erogene intrapsichice” o “fantasmi erotici”. <<Il fantasma erotico implica l’esistenza di un desiderio conscio e inconscio; attraverso il fantasma, il desiderio si precisa e si concentra>> (Pasini et al., 1988). Le fantasie sessuali, o erotiche, vanno a formare l’immaginario erotico, ossia, la capacità di autoerotizzarsi mentalmente, attraverso, appunto, la creazione di fantasie dando così vita ad una zona erogena intrapsichica. Lasciarsi andare al proprio immaginario significa nutrire il desiderio e il piacere attraverso immagini mentali o altri elementi creati grazie alla nostra fantasia.

La potenza della mente e dell’immaginario erotico.

La mente è uno strumento potente, in alcuni casi la sola stimolazione mentale può provocare risposte fisiche. Fantasticare permette di superare “problemi”, sia che si tratti di sentire la mancanza del/della partner quando è altrove, sia che si abbia voglia di sesso e non si possa avere in altro modo. Fantasticare permette di sperimentare e giocare in scenari non disponibili nella vita reale perché, ad esempio, troppo spaventosi.

Fantasie sessuali maschili, fantasie sessuali femminili e la loro condivisione.

Le differenze tra le fantasie maschili e femminili sono spesso generalizzate, tuttavia, è interessante accennare a queste differenze. Per esempio, gli uomini si focalizzano più sulle immagini e meno sulle parole, pensano a singoli eventi piuttosto che a storie complesse e ad avventure più che a relazioni stabili. Come ho scritto prima, queste differenze sono generalizzate, infatti, molti partner di entrambi i sessi hanno fantasie molto compatibili. Ci possono però essere problemi di comprensione. Le donna può avere bisogno di parole e ambienti particolari, mentre l’uomo può avere bisogno di immagini e azione. La donna potrebbe ritenere le fantasie maschili troppo vivide e dirette, mentre l’uomo può trovare le fantasie femminili lunghe e vaghe.

Il potere liberatorio delle fantasie sessuali.

Alcune persone sono spaventate dalle fantasie sessuali in quanto ignorano la portata liberatoria delle fantasie. Per quanto riguarda le donne, mi riferisco soprattutto a quelle fantasie che possono sembrare rischiose, aggressive o sottomesse in modo preoccupante. Per esempio, nella fantasia di essere sottomessa è chiaro che questa non rappresenta alcun desiderio inappagato e gli studi dimostrano che le donne con fantasie di stupro hanno chiara la distinzione tra fantasia e la reale sottomissione, poiché nella fantasia è la donna a scegliere. Una tale fantasia potrebbe rappresentare il bisogno di sentirsi sollevata da responsabilità e dal relativo senso di inadeguatezza nel sedurre. In effetti, nella fantasia di essere sottomessa, o costretta, la donna è presa da un desiderio espresso dall’uomo e attraverso la fantasia realizza il bisogno di essere libera da responsabilità e dal “dover” sedurre.

Libertà, rispetto e reciprocità.

Concludo scrivendo che le fantasie sessuali, o erotiche, offrono uno spazio di libertà sia se rimangono nella propria mente (senza parlarne), sia se vengono condivise parlandone e mettendole in pratica. Il limite a questo spazio di libertà è la libertà dell’altro: il/la partner può avere a sua volta altre fantasie erotiche; entrambi i partner devono poter sentirsi liberi di acconsentire a realizzare le fantasie che si ha voglia di condividere con divertimento e nel rispetto reciproco.

SESSUALITA’ E FIDUCIA.

terapia sessuale

Se siete sessualmente cauti perché non avete una sufficiente fiducia in voi stessi, nella vostra sessualità o nella relazione sessuale, alcuni consigli potrebbero aiutarvi.

Come anticipato nel precedente articolo, tali consigli sono generali e non sostituiscono un aiuto specialistico. In caso di disfunzioni sessuali, disagi personali e relazionali significativi si raccomanda di ricorrere ad un aiuto specialistico e non basarsi esclusivamente su tali suggerimenti: l’articolo è prettamente divulgativo. Per seguire i punti che andrò a scrivere, e comprenderli in base alle proprie esigenze, l’aiuto di uno psicoterapeuta sessuologo è sicuramente di enorme importanza.

Consigli per costruire la fiducia.

Iniziamo dal corpo. Imparate ad amare il vostro corpo celebrandone ogni singola parte (mani, occhi, petto, seno e così via).

Siamo nati sessuati, quindi considerate la vostra sessualità come una cosa normale.

Comunicazione e fiducia nel partner. Costruite la relazione in modo da poter parlare con lei (o lui). Comunicare chiaramente, significa trovare, insieme al partner parole e frasi che considerate accettabili. Gradualmente, esprimete gli aspetti di voi stessi (o voi stesse) che temete siano inaccettabili.

Durante il sesso ci si può anche esprimere concedendosi di muoversi, parlare e anche urlare in caso lo desideriate.

E’ importante, quando si fa sesso, “concentrarsi” sulle proprie sensazioni.

Scoprite ciò che vi piace e le vostre preferenze: usate la fantasia, scoprite e “costruite” il vostro immaginario erotico attraverso la fantasia, la masturbazione ed esperimenti. In poche parole sperimentate la vostra sessualità da soli o con il/la partner.

E’ importante poter dire sì a ciò che vi piace e dire no a ciò che non vi piace. Bisogna comunicarlo chiaramente e con decisione.

Contraccezione. Scegliete un metodo contraccettivo che vi ispiri fiducia e vi faccia sentire a vostro agio.

DALLA SCOPERTA DEL CORPO IN ADOLESCENZA VERSO LA STRUTTURAZIONE DELL’IDENTITA’.

gli adolescenti e la trasformazione delle famiglie e dei modelli educativi

La sessualità costituisce un elemento determinante per lo sviluppo della personalità, è un mezzo di espressione e di comunicazione, nucleo centrale dell’identità della persona: riguarda il modo di porsi in relazione agli altri. La sessualità non è qualcosa che viene coinvolta solo quando si desidera soddisfare il bisogno sessuale, ma l’essere femmina o l’essere maschio si riflette su tutto quello che facciamo.

Avvicinarsi al corpo scoprendo progressivamente le sensazioni che può dare, significa soprattutto riconoscersi nelle proprie emozioni e nei propri desideri.

Identità di genere.

L’adolescenza è il periodo in cui ci si interroga sui propri cambiamenti, si ha l’impressione di vedere il mondo con occhi nuovi. Chiedersi “chi sono” significa anche porsi delle domande sul proprio essere maschio o femmina, ossia sulla propria identità di genere.

La componente biologica.

Nel periodo puberale la componente biologica dell’identità ritorna in primo piano. Sotto la spinta ormonale il corpo si trasforma e assume in breve tempo i caratteri definitivi del maschio e della femmina adulti (caratteri sessuali secondari).

Durante la pubertà e l’adolescenza il maschio incontra l’assenza di un segnale certo sulla sua identità, mentre la femmina incontra un segnale biologico forte e chiaro: la comparsa delle mestruazioni e i cicli mestruali che seguiranno confermeranno mensilmente il passaggio biologico dall’essere bambina all’universo femminile. La comparsa dei caratteri sessuali secondari, in particolare lo sviluppo del seno, confermeranno la sua femminilità anche attraverso gli sguardi maschili.

Il ragazzo, al contrario della ragazza, si trova spesso alle prese con l’acne o un’improvvisa crescita corporea. Il suo segnale biologico, le eiaculazioni nel sonno, spesso restano un fatto segreto, spesso un fatto improvviso difficilmente condivisibile con la famiglia e i coetanei. La sua attenzione si sposta sulle dimensioni del pene e il confronto con gli amici serve a volte a rassicurare ma più frequentemente a creare ansie e timori di inadeguatezza.

La masturbazione.

In questo periodo di incertezza maschile la masturbazione entra in gioco e svolge una duplice importante funzione: dare sfogo a una spinta ormonale (incisiva sul corpo e sul cervello) e consentire una prima, se pur parziale, conferma all’essere maschio. Attraverso le fantasie erotiche il ragazzo si eccita, ottiene l’erezione, stimola il pene fino a raggiungere l’eiaculazione e l’orgasmo. L’autoerotismo rappresenta un’indispensabile fase preparatoria della sessualità agita e un momento di conferma dell’identità sessuale.

Per la femmina la masturbazione ha una minore importanza ai fini della conferma della propria identità ma la sua mancanza, se pur non compromette il consolidarsi dell’identità sessuale e la futura vita sessuale, può rendere più difficile la percezione del piacere e l’erotizzazione del corpo.

La masturbazione è sovente presentata come qualcosa di immaturo. In realtà, essa rappresenta una normale componente del comportamento sessuale della persona utile a conoscere il proprio corpo, e le donne – al pari degli uomini – possono trarne piacere.

Nella pubertà, il fenomeno autoerotico, presente fin dall’infanzia, si intensifica, a causa delle nuove emozioni sessuali avvertite, ed assume un significato diverso rispetto all’autoerotismo infantile, dove l’investimento libidico è rivolto a se stessi. Da questo periodo in poi invece viene indirizzato anche verso l’altro. Infatti le fantasie erotiche che accompagnano la masturbazione sono in relazione ad un’altra persona, reale o immaginaria, e rappresentano un percorso di progressivo avvicinamento alla relazione sessuale.

La masturbazione è dunque un’esperienza con cui si prende confidenza con il proprio corpo e con il proprio immaginario erotico. La masturbazione non è soltanto una caratteristica del periodo adolescenziale. Essa viene praticata da uomini e donne nelle diverse età della vita, non solo quando i rapporti sessuali sono impossibilitati, ma anche in coppia durante il rapporto sessuale o da soli.

Le prime esperienze.

Per l’adolescente maschio agire la sessualità rappresenta la più importante occasione per confermare quell’identità che la femmina ha già visto confermata dal segnale biologico delle mestruazioni. Anche per questo motivo le ragazze, spesso, le ragazze ricercano le prime esperienze all’interno di una relazione affettiva, anche se oggi il loro comportamento sessuale si avvicina sempre di più a quello maschile: anch’esse delegano a una sessualità precoce e “trasgressiva” il passaggio all’età adulta. Per il ragazzo, molto spesso, la possibilità di agire un rapporto sessuale e soddisfacente continuerà a rappresentare nel corso degli anni successivi un’importante conferma della sua identità. La ripetitività dei rapporti acquista un significato analogo a quello della ciclicità mestruale femminile: un segnale certo di appartenenza al genere. Si può comprendere allora come la comparsa di una disfunzione della sessualità venga vissuta drammaticamente come perdita non solo del piacere legato all’intimità e all’orgasmo ma della propria integrità di persona.

I pilastri dell’identità sessuale in adolescenza, non solo sessualità.

Durante il periodo dell’adolescenza si definiscono i pilastri sui quali poggia l’identità sessuale: la seduttività e l’agire la sessualità.

La seduttività per entrambi i sessi non è più quella infantile tesa a ottenere l’affetto e la protezione dell’adulto ma si trasforma in un richiamo per i coetanei. Quando i segnali inviati dal corpo hanno successo e ottengono risposta hanno un effetto positivo sulla percezione di sé. Piacere all’altro ed essere accettato e scelto rappresenta la conferma reale del proprio potere seduttivo che consolida l’identità sessuale. La bellezza facilita questo risultato mentre i difetti fisici, reali o presunti (dismorfofobie), possono minare il pilastro della seduttività. La seduttività consente di entrare in una relazione nuova con l’altro sesso (o con una persona dello stesso sesso se si è omosessuali), diversa da quelle amicali precedenti con i compagni di scuola e con gli amici: si creano di conseguenza le premesse che permettono ai giovani di agire le prime esperienze sessuali.

Da questo momento in poi, agire la sessualità diventa un secondo pilastro dell’identità. Per questo motivo la comparsa di una disfunzione sessuale maschile, in qualunque periodo della vita, rappresenta una “ferita” della propria mascolinità.

Maschi in difficoltà’.

Un altro importante pilastro psicologico e sociale dell’identità sessuale che si sviluppa a partire dai primi anni di scuola è l’investimento sulle proprie capacità. Il successo scolastico e, per i maschi sportivo, rinforza quel sentimento di autostima che consente di rapportarsi con gli altri, coetanei e adulti, in modo progressivamente più sicuro. Leggendo il libro di Zimbardo “maschi in difficoltà” o leggendo le ultime statistiche dell’indagine istruzione Ocse, i maschi stanno peggiorando nel loro impegno e successo scolastico rispetto le femmine, tanto che gran parte del loro tempo è trascorso ai videogiochi on line, nella visione di siti porno. Secondo gli studi e le indagini di Zimbardo l’immediata disponibilità della pornografia hardcore e della realtà dei giochi eccitanti forniscono alternative digitali considerate meno esigenti e per molti, più attraenti del sesso, dello sport e dell’interazione sociale nel mondo reale. L’immersione in questi ambiti alternativi sta creando il caos nello sviluppo cognitivo dei giovani, nella loro capacità di concentrazione e nel loro sviluppo sociale. I ragazzi adolescenti sembrano essere più “danneggiati” da questi comportamenti tanto da interagire e relazionarsi con altri virtuali più che con persone, andando così a perdere tutta la componente emotiva e relazionale che solo la relazione tra persone, relazione che contribuisce a far sviluppare un identità più sicura.

I pilastri dell’identità sessuale dopo l’adolescenza.

 Nelle età successiva saranno l’inserimento e l’affermazione nel mondo del lavoro a rinforzarla, ma anche questi altri pilastri stanno venendo meno al genere maschile.

Un positivo sentimento di appartenenza al proprio sesso non è mai definitivamente acquisito, anche quando il percorso di crescita si è svolto correttamente nelle sue prime tappe. Nell’arco della vita si renderanno necessarie nuove conferme. Per la femmina, nell’età adulta, la maternità porterà alla convalida, biologica e psicologica, della propria identità. In passato la maternità rappresentava il pilastro più importante dell’essere donna e ancora oggi mantiene la sua importanza. La paternità invece, se una volta era considerata come affermazione della propria virilità, oggi ha perso gran parte di questo significato, trasformandosi in quella capacità di “prendersi cura di” ritenuta fino a pochi decenni esclusiva del femminile.

In conclusione, nel mondo occidentale, seduttività, sessualità agita, maternità e paternità, insieme al ruolo sociale e lavorativo, sono diventate componenti fondamentali per raggiungere e mantenere un’identità stabile sia per gli uomini che per le donne.

SESSUALITA’ E DIFFIDENZA (blocchi sessuali)

Diffidenza e conflitto psichico.

Per alcuni uomini e per alcune donne, il sesso è collegato alla diffidenza. Possono trovarsi a disagio con alcuni aspetti del sesso, oppure essere totalmente, o quasi totalmente, incapaci di godere dell’amore. In alcuni casi, possono essere così spaventati e spaventate da evitare del tutto il sesso, seppur desiderino viverlo con serenità e piacere trovandosi, però, bloccati in tale conflitto tra paura e desiderio.

Conflitto psichico e psicoterapia.

 Le motivazioni di tale conflitto sono inconsce e tale conflitto non è deliberato, per risolverlo la psicoterapia psicodinamica è il trattamento più indicato (vedi altri articoli presenti nel blog).

La diffidenza.

Anche la diffidenza non è deliberata e l’individuo può non esserne conscio. Tale diffidenza può avere radici nell’infanzia, nella storia del singolo individuo (storia anche relazionale), oppure può essere dovuta a un singolo evento traumatico che l’ha portato a collegare il sesso alla paura.

I blocchi sessuali. Psicoterapia e terapia sessuale.

I blocchi sessuali non sono stabili: possono emergere in alcuni momenti della vita, come possono essere rimossi con azioni appropriate. Non solo la psicoterapia può aiutare la singola persona che ne soffre, ma anche la terapia sessuale può aiutare una coppia di partner alle prese con blocchi sessuali. La terapia sessuale è un modo positivo per risolvere la diffidenza e i bocchi non solo mentali. E’ un aiuto per chi è convinto che i blocchi fisici e mentali non possono essere risolti da soli, fornisce risultati rapidi con esercizi messi a punto attraverso una pluriennale attività clinica e di studio. Di grande aiuto sono la consapevolezza e la volontà di rimuovere il blocco.

Alcuni consigli.

Quando vi sorprendente e indulgete in pensieri negativi riguardo la sessualità, fermatevi e sostituiteli con pensieri positivi; cercate di sperimentare con il vostro partner nuovi modi di comportarvi a letto e chiedete un aiuto specialistico per dissolvere le vostre paure. Importante è costruire una buona fiducia in voi stessi e nella relazione con il partner, nel prossimo articolo fornirò alcuni consigli su come fare. Ovviamente, tali consigli sono generali e non sostituiscono un aiuto specialistico.

Qualunque sia la diffidenza, qualunque sia il conflitto e il blocco nei confronti del sesso, ognuno di noi merita di superarli e di poter vivere pienamente una vita sessuale liberamente scelta. Con ciò non sto sostenendo che il sesso debba essere perfetto, ma si possono migliorare quegli aspetti che, in molti casi e in molte situazioni, trasformano un’unione insoddisfacente in soddisfazione sessuale e il senso di fallimento personale in successo.

CONVINZIONI CHE INFLUENZANO LA SESSUALITA’.

Mente e sessualità.

In questo articolo scrivo di come alcune convinzioni possono influenzare la sessualità. Prima di affrontare questo argomento faccio una breve premessa: ormai è chiaro, ma è bene ribadirlo per via di una certa tendenza a non essere consapevoli di alcune dinamiche psichiche, che la sessualità non viene creata solo dal corpo. Quando le fantasie su una donna o un uomo vi accendono il desiderio, o quando un pensiero fuggevole riguardo gli impegni lavorativi e scadenze prossime spegne ogni fantasia, è la mente a determinare la sessualità. E’ la mente a determinare la sessualità quando alcune insicurezze vengono nascoste dietro qualche stereotipo, fornendo così all’insicurezza e ai timori di operare in segretezza e influenzare anche la sessualità.

Le convinzioni riguardo il sesso.

Le basi delle convinzioni che abbiamo riguardo al sesso si formano durante l’infanzia. Durante il percorso che ci porta a divenire adulti ampliamo queste conoscenze grazie alle esperienze che riguardano il sesso e la sessualità, ma anche tramite a quanto gli altri (il partner, gli amici e i veri tipi di media) ci dicono.

In base a queste influenze, formiamo il nostro personale bagaglio di convinzioni riguardo al sesso: che cosa è, chi siamo noi in rapporto al sesso, come dovrebbe essere una relazione sessuale.

Le nostre convinzioni possono anche essere erronee o ingannevoli. La nostra esperienza potrebbe non rappresentare quello che la maggior parte delle persone fa o pensa in materia di sesso. Inoltre, può capitare che dopo una storia finita male ci si possa difendere dalla sofferenza rinforzando qualche stereotipo, come ad esempio pensare e convincersi che “tutti gli uomini sono inaffidabili” e che “tutte le donne sono delle approfittatrici”.

Ciò che è importante sottolineare è che affermazioni, come quelle che ho scritto poco sopra tra virgolette, contribuiscono a creare, o a mantenere, difficoltà emotive e fisiche.

L’influenza delle nostre convinzioni.

Ogni volta che affrontiamo una situazione che riguarda il sesso e la sessualità, le personali convinzioni possono farsi avanti in modo inconscio e “incontrollato”: possono fare in modo che il nostro copro si lasci andare, o che non risponda a quanto avevamo immaginato di poter vivere in una determinata situazione, fino allo spegnersi del desiderio. Quindi, è ovvio e sembra la scoperta dell’acqua calda, ma è importante comprendere la nostra mente se vogliamo comprendere e vivere bene la nostra sessualità.

I partner costituiscono la principale influenza nella vita sessuale degli adulti.

Ogni partner è portatore di atteggiamenti, convinzioni personali e approcci che lasciano traccia in noi in un modo maggiormente inconscio, soprattutto se siamo molti coinvolti o coinvolte.

Critiche – Comunicazione. Un partner che vi critica dicendo che siete sessualmente inadeguati/e, può rendervi, se in parte già lo siete, insicuri/e e minare la vostra libertà sessuale e disponibilità a sperimentare nel rapporto. Un partner che sia aperto alla comunicazione e al confronto potrà contribuire a creare un clima di fiducia e disponibilità.

Pressioni – Libertà. Un partner che faccia pressione per determinate pratiche o rapporti innalza le barriere che bloccano il desiderio. Un partner che è in grado di accettare un “no” lascia uno spazio comunicativo che potrà portare a sentirsi più rilassati e la disponibilità a sperimentare.

Rifiuto – Accettazione. Un partner che sostiene che il suo modo di fare sesso è quello “giusto”, negando le preferenze dell’altro partner, instilla in quest’ultimo incertezze e dubbi che non troverebbero terreno fertile in una persona con una personalità sicura e strutturata, aperta ma che non si lascia invadere.

Come le vostre convinzioni, gli stereotipi influenzano le vostre emozioni e la vostra sessualità.

Prendetevi del tempo per pensare a quali sono le varie influenze sulla vostra vita? Quali messaggi possono avervi fornito (diverse fonti) sulla sessualità, o su voi stessi/e come uomini e come donne? Cosa avete appreso dalle vostre esperienze? Questi messaggi e le esperienze fatte vi hanno aiutato o inibito?

Concedervi del tempo per pensare quali influenze derivano alcuni convinzioni vi aiuterà comprendere un po’ di più la vostra vita sessuale.