TU CHIAMALE SE PUOI… EMOZIONI

Trasformando una parte del testo della canzone di Battisti Mogol (“Emozioni”), prendo spunto da questa, continuo la serie di articoli per chiariscono e definiscono alcuni termini che vengono utilizzati in molti testi, articoli, interviste che trattano temi di psicologia, psicoterapia, pedagogia etc. Oggi parlo dei termini emozione, sentimento e umore.

Penso che una persona possa avvicinarsi a certi argomenti, e ad alcune esperienze che concernono i temi che tratto, se gli viene data la possibilità di capirci qualcosa in più. Ovviamente, la lettura e una conoscenza contenutistica di tali non può sostituirsi ed essere utile quanto una consulenza, o una consultazione, con un professionista. Questo è il motivo per cui scrivo dei testi in cui, semplicemente, definisco alcuni termini come ho fatto nel precedente articolo “Identità e personalità in poche parole”.

Emozioni.

Le emozioni possono essere definite come esperienze spontanee, transitorie e reattive, frequentemente accompagnate da fenomeni somatici (sudorazione, tachicardia etc.). Quindi, stati affettivi intensi di carattere acuto.

Sentimenti.

Sono emozioni che protratte nel tempo caratterizzate da una presa d’atto cosciente, piacevole o spiacevole. Alla base delle rappresentazioni psichiche ci sono i sentimenti che scaturiscono da modificazioni somatiche o da esperienze soggettive, provocate da stimoli esterni. Quindi, stati affettivi più protratti nel tempo.

Umore.

L’umore può essere definito come il tono affettivo di base che “colora” l’intera esperienza della persona. Quindi, è una disposizione o stato prolungato di tonalità affettiva di base che descrive lo stato del sé in relazione al proprio ambiente e, nella patologia, origina nel contesto di una vulnerabilità (interazione tra la predisposizione costituzionale – neurobiologica post-nascita o genetica – allo sviluppo di un certo disturbo fisico o psicologico – diatesi – e condizioni ambientali).

Emozioni e sentimenti nella consultazione, in consulenza e in psicoterapia.
Nella consultazione.

In una consultazione richiesta per avvalersi di un trattamento psicoterapeutico, o di un sostegno psicologico, si può fare chiarezza rispetto le emozioni e i sentimenti implicati nella situazione che ha portato alla richiesta della consultazione. Nel contesto della consultazione, lo psicologo psicoterapeuta, implicitamente, comprenderà anche il tipo e l’organizzazione di personalità della persona che ha chiesto il suo intervento, come comprenderà limiti e risorse di questa. In relazione a tutto ciò, e alla domanda d’aiuto che gli è stata fatta, proporrà un certo tipo di intervento psicologico o psicoterapeutico.

Nella consulenza.

Anche in una consulenza, sicuramente, si chiariscono le dinamiche psichiche ed emotive che hanno portato alla consulenza, ma in questa, a differenza della consultazione, la persona (o persone) che si rivolge allo psicologo non si rivolge, in prima battuta, per valutare la possibilità di avvalersi in prima persona di un intervento psicoterapeutico. Un esempio può essere la consulenza chiesta da due genitori per le difficoltà del figlio e/o per le difficoltà che questi stanno vivendo con lui. In questa situazione non stanno chiedendo, direttamente ed esplicitamente, una terapia per loro o per uno di loro due, ma ciò non esclude che durante gli incontri di consulenza possa venire alla luce che le difficoltà del figlio possano essere anche reattive ad un loro modo di intendere ed espletare la funzione genitoriale- educativa, oppure reattive a delle loro difficoltà di coppia e attraverso la consulenza potrebbero accettare di essere in crisi e magari risolverla con l’aiuto opportuno;  altresì potrebbe essere che uno dei due stia vivendo una condizione di sofferenza soggettiva, che incide negativamente sulla famiglia, e valutare la possibilità di avvalersi di una psicoterapia personale senza escludere del tutto la famiglia dal lavoro psicoterapeutico. Come è anche possibile che sia solo il figlio ad avere bisogno di un intervento psicologico e che i genitori possano essere coinvolti in colloqui periodici educativi, di condivisione, monitoraggio e verifica rispetto all’intervento rivolto al figlio. Ovviamente, in questi incontri non si esplicitano i dettagli e i contenuti delle sedute tra minore e psicologo.

Nella psicoterapia.

In una psicoterapia si ha la possibilità di lavorare rispetto ad un cambiamento della propria personalità e ciò inciderà sulla propria tonalità affettiva di base, ossia l’umore. Ovviamente, si passerà attraverso le emozioni e i sentimenti. Nella sezione “articoli” del sito, come anche in altre parti dello stesso, sono presenti altri testi che concernono la psicoterapia e per tale motivo non mi dilungo a scriverne in questo articolo.

Sicuramente, riuscire a permettersi di vivere le proprie emozioni, non solo sulla pelle e nel corpo, ma riconoscendole, pensandole e trasformandole in parole, in comportamenti pensati, in sentimenti, incide in modo positivo sullo stato di salute di ognuno di noi. E’ da questa consapevolezza che è nato il titolo di questo articolo “tu chiamale se puoi … Emozioni”, perché quello di poter vivere e riconoscere le emozioni è una possibilità e un potere che le persone possono avere. In uno stato di salute ciò avviene spesso e in modo “naturale”, mentre negli stati di sofferenza tale capacità viene meno e la psicoterapia può ripristinare tale capacità.

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